NEWS   |   Italia / 15/10/2008

I duetti di Ornella Vanoni: 'Per la prima volta ho lasciato decidere gli altri'

I duetti di Ornella Vanoni: 'Per la prima volta ho lasciato decidere gli altri'
Ha fatto tutto “il presidente” (Rudy Zerbi, giovane discografico a capo della multinazionale Sony BMG): per la prima volta in carriera, spiega Ornella Vanoni, “ho delegato tutto, ho lasciato fare agli altri. Solo il titolo dell’album l’ho suggerito io. All’inizio non ne volevo proprio sapere, di un disco di duetti, poi mi sono come abbandonata all’idea”. E così ecco “”Più di me” (vedi News), due inediti e nove classici cantati in compagnia di pezzi da novanta del pop nostrano, il disco che celebra cinquant’anni di carriera popolare e sofisticata e che sarà nei negozi da venerdì 17 ottobre. Il giorno dopo Ornella festeggerà il compleanno professionale con un concerto in Piazza del Duomo a Milano fortemente voluto dall’assessore allo Sport e al Tempo Libero Giovanni Terzi: senza gli “special guest” che tuttavia torneranno al suo fianco (non tutti) in tv, il 20 dicembre in un programma di prima serata su RaiUno prodotto dallo specialista Bibi Ballandi. “Il problema è arrivarci viva…” sospira la signora della canzone scherzando sui suoi 74 anni compiuti e le fatiche che pesano sulle spalle. “Arrivo alla sera disfatta, ma poi passo la notte a pensare alle cose che devo fare il giorno dopo”. A forza di andare in giro per il mondo, dice, le è venuto “il callo da valigia”: ma a fine gennaio, imperterrita, lascerà le sue occupazioni preferite (“leggere, andare al cinema e a spasso con i nipoti”) per imbarcarsi in un tour teatrale in dieci date; “senza scenografia, perché bisogna risparmiare e proporre biglietti a prezzi più contenuti, oggi che abbiamo ammazzato la classe media. A me va bene lo stesso, bastano delle belle canzoni, un bel vestito e delle buone luci come si faceva una volta”.
Le belle canzoni non mancano ovviamente in “Più di me”, che guarda soprattutto agli anni Sessanta e Settanta. “Il pubblico”, si giustifica Ornella, “ti ama per le cose vecchie, quelle che già conosce, non per quelle nuove. Per fargli scoprire anche queste prima bisogna solleticargli i ricordi. Io invece non sono tipo da rimpianti: per andare al mare, una volta, mi sono giocata la carriera in Giappone ma non me ne sono mai pentita. Bisogna anche vivere, no? E i bilanci li lascio alle aziende, alle banche. Sono cambiata, questo sì, grazie alla fede. Come dice la Bibbia: se gli altri non cambiano, cambia tu”. Sono cambiate anche le sue canzoni più celebri, in questa nuova rilettura a due voci: “Abbiamo fatto una lista pescando tra le più note, e alcune scelte sembravano obbligate. Per ‘La musica è finita’ ci voleva la generosità vocale di Gianni Morandi, ‘L’appuntamento’ era perfetta per Carmen Consoli e sapevamo che Baglioni avrebbe scelto ‘Domani è un altro giorno’: l’avevamo già cantata insieme in tv anche se a parti invertite. Su ‘Senza fine’ Dalla ha giocato con la voce come sua abitudine e anche i Pooh sono stati bravissimi, sembrano i Queen. Per ‘Più’ ho pensato subito a Jovanotti. Lui poi ha insistito per fare anche ‘Io so che ti amerò’ che considera la canzone più bella del mondo, e come fai a dirgli di no col faccino che si ritrova? Con Lorenzo abbiamo cantato insieme in studio, con ‘Più’ non si poteva fare altrimenti. Mi sono molto divertita, con lui. E anche con Ramazzotti, che in un attimo passa dalla risata all’espressione più corrucciata del mondo”. E Mina? “Lei ha inciso a Lugano, io a Milano. Poi Celso Valli, il produttore, ha unito le due voci. ‘Amiche mai’ sarà il secondo singolo, è un pezzo azzeccato e sono convinta che alla gente piacerà. Il pubblico vuole vederci così, rivali e nemiche, come Coppi e Bartali. Noi, che nemiche non siamo mai state, ovviamente l’abbiamo presa con molta ironia”. E la Mannoia? “Con lei condivido l’amore per la musica brasiliana, la adoro perché è sempre avanti e vicina al jazz. Le canzoni brasiliane hanno una scansione difficile, io ho avuto la fortuna di avere avuto Vinicius de Moraes e Sergio Bardotti come maestri” . La scelta di Giusy Ferreri, invece, sembra dettata da ragioni di scuderia: “Non la conoscevo”, conferma la Vanoni, “canta discretamente bene anche se ha ancora da imparare. Ricordatevi quando uscì Carmen Consoli, tutti a darle addosso, mentre io l’ho sempre difesa. Bisogna dare il tempo di crescere, Giusy è una ragazza giovane e la sua storia è come una fiaba. Se sapranno tutelarla potrà fare strada”. Ma perché lei sì e Gino Paoli no? “L’assenza di Gino in effetti è un errore, colpa della fretta che ci sta uccidendo. Gli avevo chiesto di fare insieme ‘Ti lascio una canzone’, e anche Celso Valli era entusiasta. Poi, per una serie di malintesi, non se n’è fatto nulla e mi spiace perché Gino doveva esserci. Ma ne mancano anche altri, Elisa, Zucchero e Sting che prima o poi acciufferò. Ma sono soddisfatta lo stesso. Il rischio, con un prodotto nato a tavolino come questo, è che ne venisse fuori un disco freddo: e invece, per fortuna, è pieno di calore”.
E’ evidente che ascolta ancora con attenzione la musica che le gira intorno, la signora Vanoni: “Apprezzo Capossela, Cesare Cremonini e i Baustelle”, conferma. “Ma sono delle eccezioni, oggi nelle parole delle canzoni sento poca profondità. Ricordo un film con Jack Nicholson intitolato ‘Wolf’: a un certo punto il protagonista, un potente editore, respinge un autore di libri dicendogli che è troppo colto, intelligente e dotato di buon gusto per l’epoca in cui viviamo. E' proprio così che stanno le cose”, sospira Ornella: questa volta sì, con un’ombra di rimpianto.
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