Digital Music Forum: come l'industria si adatta al Web 2.0

Digital Music Forum: come l'industria si adatta al Web 2.0
"Non faremo i poliziotti della rete, il diritto dei cittadini alla privacy per noi è più importante del diritto d'autore". L'ha appena spiegato a Nòva l'amministratore delegato della più grande azienda di telecomunicazioni italiana, Franco Bernabè di Telecom, fornendo involontariamente uno spunto stimolante al secondo "Digital Music Forum" promosso dall'associazione dei discografici FIMI al Palazzo Giureconsulti di Milano (ieri, giovedì 9 ottobre). E allora, come la mettiamo con la pirateria on-line che assegna a Italia e Spagna la maglia nera in Europa? E con eMule, terzo portale Internet in Italia per volume di traffico (oltre 8 milioni di utenti)? "Potremmo per esempio smettere di parlarne e di lamentarci", provoca Andrea Rosi di Sony BMG, che siede al tavolo dei relatori "moderato" dalla giornalista Cristina Tagliabue insieme a Salvatore Monteleone (Warner Music), Riccardo Usuelli (Downlovers), Marco Argenti (Dada.net) e Andrea Montagnini (Nokia). "Anche perché non possiamo basare un modello di sviluppo industriale prendendo come riferimento concorrenziale i pirati. Siamo in una situazione anomala, anche se transitoria: nel 2007 l'Italia è stata l'unico paese, con Olanda e Singapore, a retrocedere in termini di mercato digitale, anche perché stiamo arrivando per primi a una configurazione più sana e realistica del mercato, meno gonfiata dalla 'bolla' degli operatori telefonici. Il 'mobile', che dai noi significa soprattutto suonerie e gadget musicali, è calato del 36 % nel primo semestre 2008; nello stesso periodo streaming e download da Internet sono cresciuti del 30 %. E se fino al 2006 la mobile music valeva il 90 % del mercato digitale oggi il 60 % passa dai pc e da Internet. Credo che il 2008 si chiuderà a tasso di crescita zero, l'anno prossimo dovremmo riprendere lo sviluppo".
E intanto? "Intanto cerchiamo di dare al consumatore soluzioni alternative al download illegale, preso atto che si tratta di un fenomeno incontrollato e incontrollabile" spiega Usuelli illustrando le caratteristiche del sito di musica gratuita pagata da inserzioni pubblicitarie di cui è managing director (da due settimane è in rete anche Uplovers, un servizio che permette ad artisti senza contratto di caricare sul sito la propria musica). "Non abbiamo gli strumenti per controbattere al p2p illegale, lo dimostra la recente sentenza sul caso Peppermint Jam(vedi News). Ma qualcosa a tutela dei titolari dei copyright si può ancora fare". Basta prendere atto che le cose non stanno più come prima: "Chi è nato con Napster e KaZaA", osserva Montagnini (Nokia), "ha una percezione completamente diversa del consumo di musica, per questo noi con Comes With Music (vedi News) le canzoni le regaliamo. Oggi a chi compra i nostri cellulari, un domani forse anche a chi un cellulare Nokia non lo possiede". C'è speranza di recuperare una fetta di consumatori persi nella rete? Argenti (Dada.net) è convinto di sì: "Se vuoi scoprire nuova musica, eMule non ti serve a niente: finisci per scaricare migliaia di brani senza ascoltarne nessuno. Il valore aggiunto di servizi come il nostro è la community, la possibilità di condidivere playlist, di usare come meglio si crede file di ottima qualità: 700 mila brani dei 2 milioni disponibili sulla nostra piattaforma sono già in versione DRM-free, e costano 43 centesimi l'uno. Per il futuro vogliamo fare di più, al prezzo di un drink si potrà scaricare per un mese tutta la musica che si desidera, proprio come fa Nokia. Il bello del Web 2.0 è la possibilità di impiego di una molteplicità di prodotti e di canali, ognuno di noi diventa distributore anche dei contenuti altrui perché è l'utente a pilotare il mercato, mettendo la musica che vuole lui su Facebook o su MySpace. Tutto questo indotto, negli Stati Uniti, genera già milioni di dollari. Speriamo succeda presto anche in Italia".
I modelli di business, allora, ci sono e sono praticabili. Anche per le case discografiche? "Certo, si tratta solo di prendere atto del fatto che fare marketing e promozione come cinque anni fa oggi è troppo costoso e non avrebbe più senso", dice Monteleone. Per questo ci si muove su fronti nuovi, le produzioni tv, il live e il management come nel caso della nostra acquisizione dell'agenzia Friends & Partners. Ma il core business resta il lancio di nuovi artisti, i casi di Marco Carta e Giusy Ferreri dimostrano che lo sappiamo ancora fare". "Oggi il business discografico è diventato molto più complesso e ramificato", chiosa Rosi: "Una volta il lavoro finiva con la consegna del disco nei negozi, oggi si cercano partner molteplici nei settori del product placement, dell'endorsement e delle sponsorizzazioni, si investe in format televisivi (X Factor è una joint venture tra Sony BMG e Simon Cowell) e in contratti a 360 gradi (come quello con la succitata Ferreri). Vedo una grande crescita nel settore eventi e concerti, e nei servizi direct-to-consumer". E pazienza se Bernabè non è disposto a dare una mano.
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