Ha vinto iTunes: non aumentano le royalty editoriali sul download

Ha vinto iTunes: non aumentano le royalty editoriali sul download
Allarme rientrato, negli Stati Uniti, dove la Apple aveva addirittura minacciato di chiudere iTunes se il governo avesse accettato la richiesta degli editori musicali di portare da 9 a 15 centesimi di dollaro le royalty incassate per ogni brano musicale scaricato legalmente da Internet. Il Copyright Royalty Board chiamato a dirimere la delicata questione (negozi digitali e case discografiche già così si lamentano dei margini risicati sulle vendite digitali) ha invece deciso di mantenere lo status quo, confermando il versamento di 9,1 centesimi a download per gli editori che amministrano i diritti d’autore.
Tirano un sospiro di sollievo i rivenditori di musica digitale, in rappresentanza dei quali ha parlato Jonathan Potter, direttore esecutivo della Digital Media Association (DiMA): “Mantenere i tassi al livello attuale consentirà a servizi e negozi digitali di continuare a crescere e di innovare nei prossimi anni a tutto beneficio di autori, artisti, etichette discografiche ed editori”. Ma anche sul fronte di questi ultimi, a sorpresa, in molti sembrano avere accettato di buon grado la decisione del CRP. “Con la decisione di oggi, e l’accordo della settimana scorsa sullo streaming interattivo e i download limitati, abbiamo una struttura tariffaria che fornisce una solida piattaforma su cui far crescere il mercato”, ha dichiarato il presidente e ad di EMI Music Publishing Roger Faxon, ovvero uno degli uomini più potenti nel settore del publishing musicale. Ma anche l’associazione nazionale di categoria NMPA, che si era battuta strenuamente per un incremento delle royalty, ha espresso parziale soddisfazione per essere riuscita a conservare un modello di pagamento “flat” invece che a percentuale (e dunque dipendente dall’andamento dei prezzi dei download) come richiedevano le Internet companies associate alla DiMA.
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