Regno Unito, l'industria musicale fa fronte comune nei confronti del governo

Capita anche questo, in tempo di vacche magre e di emergenze da allarme rosso: che artisti, musicisti, manager, autori di canzoni, editori musicali, società di collecting nonché discografici major e indipendenti, solitamente assai litigiosi tra di loro, mettano temporaneamente da parte rancori e interessi particolari e si uniscano in federazione per presentare all’esterno “una voce unificata dell’industria”: succede in Italia con il cosiddetto "Tavolo della musica" (dove non sono però mancate beghe, bisticci e defezioni) e succede in Gran Bretagna, dove otto associazioni di categoria rappresentanti di diverse categorie professionali del mondo musicali(tra cui AIM, BPI, MMF e MCPS-PRS, sigle note agli addetti ai lavori) hanno appena dato origine a UKMusic, organizzazione presieduta da Andy Heath, già presidente della British Music Rights (che cessa contestualmente di esistere), e con l’ex cantante Feargal Sharkey nel ruolo di amministratore delegato.

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Scopo della federazione è di rappresentare l’intera industria nazionale nell’attività politica e di lobby, nei rapporti con l’opinione pubblica, nel finanziamento di ricerche e analisi di settore e nel sostegno di attività educative e di formazione musicale. “Tutti noi che lavoriamo nel settore della musica commerciale siamo legati da stretti rapporti di interconnessione. Attraverso UKMusic ora abbiamo uno strumento collettivo per riflettere ed esprimere questo terreno comune”, ha dichiarato Sharkey mentre Tony Wadsworth, presidente della British Phonographic Industry e membro del cda della nuova organizzazione, ha spiegato che la sua nascita “è una reazione alla nostra convinzione che il governo potrebbe fare molto di più per le industrie creative e in particolare per quella musicale. C’è bisogno di far sentire più chiaramente la nostra voce”.
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