In rete il primo 'registratore' di pagine Internet: lo lancia Claudio Cecchetto

In rete il primo 'registratore' di pagine Internet: lo lancia Claudio Cecchetto
Registrare film e canzoni su apparecchi analogici e digitali è un’attività alla portata di tutti. Perché non creare, allora, anche un “registratore” capace di copiare e archiviare pagine Web, preservando la miriade di informazioni che circolano quotidianamente in rete per poi, spesso, svanire nel nulla o restare sepolte negli anfratti dei motori di ricerca? E’ l’ultima trovata del vulcanico Claudio Cecchetto, che già nel 2000 aveva depositato il brevetto di un simile “Internet recorder” ma che solo ora arriva alla release di un software, Memoring Skin, disponibile gratuitamente in download dal sito www.memoring.it. “Quando otto anni fa immaginavo di far scaricare alla gente un programma da tre megabyte tutti mi davano del pazzo. Io invece confidavo nel fatto che la tecnologia di Internet sarebbe progredita: e oggi infatti lo stesso software ne pesa 15, di mega, e tutti possono scaricarlo agevolmente”. L’obiettivo principale della sua invenzione Cecchetto lo spiega bene nella home page del sito di Memoring: “Cominciare a scrivere la storia della Rete”, “ora che i contenuti in Internet sono più numerosi, più interessanti e più credibili. Con Memoring Skin possiamo farlo tutti insieme e creare la più grande biblioteca di contenuti Internet al mondo. Lasciare ai nostri posteri la testimonianza di questa rivoluzione”. Che ne penseranno i detentori dei copyright? “Non lo so, staremo a vedere, anche perché si tratta di una novità assoluta. Questo non è un programma per copiare musica e video, la finalità è la registrazione di pagine Web in linguaggio html”.
Fino ad oggi l’unica possibilità di archiviare e conservare una pagina Web consisteva nel salvarla in una cartella del computer; Memoring Skin permette invece di registrare più pagine in sequenza (relative, per esempio, a uno stesso argomento e ricavate da fonti diverse: “come fosse una compilation”, esemplifica Cecchetto) conservandole in un unico file che è possibile riprodurre ogni volta che lo si desidera, inviare via posta elettronica ad amici e conoscenti, mettere a disposizione di tutti coloro che decideranno di iscriversi (gratuitamente) al social network di Memoring. “Perché un registratore”, spiega ancora Cecchetto, “serve a questo: a registrare, certo, ma soprattutto a riprodurre. Per un utente che avrà la voglia di effettuare ricerche e organizzare il materiale di suo interesse disponibile in rete, altri dieci si limiteranno a leggere e a fare uso di quel che ha scovato. E’un progetto che assumerà rilievo col passare del tempo: tra dieci anni sarà utile e interessante avere una documentazione di quel che circola oggi in rete”. Il software, a cui un team di giovani programmatori ha lavorato per più di cinque anni, è stato ovviamente aggiornato in corso d’opera (“un anno fa abbiamo ricominciato tutto da capo, passando a Java perché il linguaggio adottato in precedenza era invecchiato e ci dava dei problemi”), e offre molte altre possibilità d’uso. Iscrivendosi a Memoring si acquisisce ad esempio la possibilità di crearsi un browser personalizzato per la navigazione su Internet (che utilizza il motore Xul di Firefox): intervenendo a proprio piacimento sulla grafica (“ci si possono appiccicare foto e immagini, come si faceva un tempo sul cruscotto dell’automobile”) e sui canali tematici disponibili per l’accesso rapido ai link preferiti, aggiornando e modificando le proprie scelte in qualunque momento e in tempo reale, sulla propria “skin” e automaticamente anche sul profilo del social network, creando quello che Cecchetto chiama “un portale portatile”, uno strumento che permette di razionalizzare l’uso del Web risparmiando tempo ed energie nella navigazione. Ma anche di potenziare l’interattività e il dialogo tra gli internauti: premendo un apposito pulsante (“taxi”) è possibile “portare a bordo” altri utenti durante la propria navigazione Internet, oppure assistere come “passeggeri” a quelle altrui. Ambizioso, non c’è che dire. Ma come si finanzia un’impresa del genere? “Non ho Google alle spalle, e ci ho messo soldi di tasca mia. In un secondo momento, per fare un salto di qualità, sarà probabilmente necessario l’intervento di qualcuno. Come quando L’Espresso rilevò da me Radio Deejay”.
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