Mazza (FIMI/FPM): 'La guerra alla pirateria continua'

Mazza (FIMI/FPM): 'La guerra alla pirateria continua'
Duecentocinquanta denunce, centinaia di milioni di file audio sequestrati, rimozione o blocco di centinaia di siti tra cui Colombo-Bt.org (400 mila utenti registrati, oltre 35 mila opere musicali in archivio) e The Pirate Bay, i più utilizzati – in Italia – tra i “tracker” di file Torrent disponibili su Internet (vedi News). Non solo negli Stati Uniti (dove è stato arrestato il “blogger” che aveva reso disponibili anticipatamente alcuni brani del nuovo disco dei Guns N’ Roses, vedi News) ma anche nel nostro paese la lotta alla pirateria digitale è giunta a un altro giro di vite, coinvolgendo magistratura e forze di polizia, guadagnando i titoli dei giornali, scatenando discussioni e polemiche a non finire sui forum e i blog della Rete. Dopo il blocco degli accessi italiani al succitato The Pirate Bay (vedi News), al Garante della Privacy sono arrivate le segnalazioni e le proteste di Peter Sunde (uno dei gestori del sito), del blogger Matteo Flora e dell’avv. Andrea Monti, fondatore dell’Alcei (Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva), convinti che il rinvio automatico di chi cerca di collegarsi al sito “sequestrato” a un indirizzo IP collegato all’IFPI comporti un’intrusione illegale dell’industria discografica nella vita privata dei cittadini, con la finalità di registrare, schedare ed eventualmente denunciare i singoli file sharer. “Falso”, ha subito risposto la Guardia di Finanza di Bergamo, autrice del blitz contro i “pirati” svedesi: si tratta solo di un espediente tecnico per proteggere il sito informativo dagli eventuali attacchi degli hacker (che infatti si sarebbero già manifestati, ma senza sortire effetto). “Non c’è stato nessun abuso di potere” ribatte anche Enzo Mazza, presidente della federazione dei discografici FIMI e dell’organismo antipirateria FPM, “e non è certo a questo che miriamo. Per chiudere i siti non autorizzati di scommesse on-line, all’estero, basta un provvedimento della polizia amministrativa. In questo caso invece gli interventi sono stati disposti da due diversi magistrati: c’è stata una valutazione approfondita dei fatti a seguito di indagini molto complesse. E poi, trattandosi di un procedimento penale, le autorità giudiziarie hanno a disposizione ben altri strumenti per monitorare e tenere sotto controllo le attività dei cittadini”. Dunque non corrono rischi, gli italiani utenti saltuari del sito? “Il nostro obiettivo era colpire i titolari del sito svedese, che peraltro sono già indagati anche in patria, e porre un freno a una piattaforma che, proprio come Colombo.Bt, distribuiva sul Web un quantitativo enorme di contenuti di provenienza italiana; contro The Pirate Bay c’era già stato un provvedimento civile in Danimarca, ma quello italiano è il primo a carattere penale in Europa. Abbiamo creato un precedente che potrà essere seguito anche da altri paesi”. La guerra, ovviamente, non si ferma qui: “La FPM ha già identificato da tempo una serie di altri target, siti Internet, gestori di server e grossi uploader contro i quali si concentreranno i nostri sforzi futuri. Non ci illudiamo, altre attività illegali nasceranno sul Web ma intanto siamo soddisfatti dei risultati ottenuti: con l’uscita di scena di Colombo-Bt e di The Pirate Bay è diventato meno agevole ricercare e individuare in rete film, canzoni e videogiochi da scaricare illegalmente. Ed è diminuita sensibilmente la quantità di repertorio italiano non autorizzato in circolazione, lo conferma anche la lettura dei forum degli utenti”.
Sul fronte della prevenzione, Mazza auspica “la riapertura di un tavolo delle trattative tra industrie del copyright e service provider con la mediazione della Presidenza del Consiglio, così come prospettato dal ministro Bondi a Venezia la settimana scorsa. Noi spingiamo per una soluzione ‘alla francese’ (taglio della connessione Internet per chi è recidivo nella violazione dei copyright), gli ISP italiani stanno su posizioni difensive: vedremo cosa succederà. E bisognerà insistere sulle campagne di informazione, perché sussiste ancora confusione e ignoranza su ciò che è lecito e non è lecito fare e sulle alternative legali possibili”. Intanto, le industrie del copyright guardano già al prossimo spauracchio: la radio digitale. “Anche perché la tecnologia consente già di selezionare le canzoni preferite in onda in un programma musicale e di copiarle su un hard disk. Abbiamo già inviato una nota all’Autorità delle Comunicazioni, bisognerà pensare per tempo a misure di protezione anche su questo fronte”.
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