iTunes, parlano quelli che hanno deciso di farne a meno

iTunes, parlano quelli che hanno deciso di farne a meno
Come riportano Ethan Smith e Nick Wingfield sul Wall Street Journal di giovedì scorso (28 agosto), è in crescita il numero di artisti ed etichette discografiche che rinunciano ad una presenza su iTunes pur di preservare le vendite dei loro album. La Apple, infatti, insiste nel vendere separatamente le singole canzoni ai consumatori che prediligono questa opzione d’acquisto (e sono la maggioranza): il che non piace a molti gruppi e solisti per motivazioni artistiche (molti concepiscono l’album come un tutt’uno organico e inscindibile) ma anche economiche, dal momento che sui singoli download, una volta detratta la percentuale trattenuta dalla Apple (intorno al 30 %), si guadagna decisamente di meno. Di conseguenza, non tutti accettano più di entrare in affari con Steve Jobs. Gli AC/DC, secondi negli Stati Uniti ai soli Beatles in termini di vendite di catalogo, continuano a non autorizzare la distribuzione del loro repertorio in formato digitale e intanto anche Kid Rock (nella foto), in occasione dell’uscita dell’ultimo cd “Rock’n’roll Jesus” (che contiene l’hit estivo “All summer long”), ha preferito tagliar fuori Cupertino dai circuiti di distribuzione (vedi News). I risultati sembrano dargli ragione:negli Stati Uniti l’album ha già venduto la cifra ragguardevole di 1,7 milioni di copie convincendo la sua casa discografica, Atlantic Records, a ritirare dal negozio on-line della Apple anche “Shine” di Estelle, dopo quattro mesi di permanenza nell’assortimento e nonostante il fatto che uno dei brani che contiene è tra i dieci più scaricati dall’iTunes americano. “Ma non si tratta di una scelta generalizzata”, ha tenuto a precisare un portavoce della Warner Music. “Rientra invece in una strategia di ottimizzazione delle vendite e di sviluppo a lungo termine della carriera ritagliata su misura per ciascun artista”.
“In un certo senso iTunes ci ha riportati indietro ai tempi in cui il business era incentrato sui singoli”, ha detto al Wall Street Journal il manager di Kid Rock, Ken Levitan, spiegano il mancato accordo con Apple. “Per l’industria discografica è una campana che suona a morto”. Anche Irving Azoff, manager degli Eagles (che negli Stati Uniti hanno venduto l’ultimo album “Long road out of Eden” in esclusiva nei grandi magazzini Wal-Mart, vedi News), confessa di essere “deluso dalle vendite su iTunes delle rock band classiche”. Pare che le royalty versate da Apple al gruppo californiano ammontino finora a meno di 500 mila dollari; così poco da spingere Glenn Frey a un commento sarcastico: “Guadagniamo altrettanto stando 39 minuti su un palco di Kansas City”.
Il confronto numerico tra singoli e album, nel caso di presenza contemporanea sul mercato, è spesso impietoso: l’hit “I kissed a girl” della giovane Katy Perry ha registrato in America 2,2 milioni di download a pagamento, quasi dieci volte tanto le vendite dell’album “One of the boys” (282 mila copie); mentre la rapper M.I.A. è arrivata a 888 mila download con il singolo “Paper planes” mentre l’album “Kala” non è andato oltre i 272 mila pezzi. “Mettete a confronto questi risultati con quelli di Kid Rock e traetene le conclusioni”, sintetizza Levitan. Vale la pena di lasciar perdere iTunes, allora, se si ha un artista e un album solido su cui puntare? David Goldberg, dirigente della venture capital Benchmark Capital ed ex responsabile delle iniziative musicali di Yahoo!, invita alla prudenza: “Su certi album la scelta può essere giustificata, ma togliendoli da iTunes c’è anche il rischio di spingere la gente a cercarsi il materiale sulle reti illegali”.
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