'Control' - La genesi del film, pt. 10

'Control' - La genesi del film, pt. 10
Rockol pubblica a puntate la genesi di “Control”, il film dededicato alla vita di Ian Curtis dei Joy Division girato da Anton Corbijn (vedi news).
Ecco la deciama puntata, le altre sono reperibili qui

Grazie alla sua formazione musicale e alla somiglianza fisica con Ian Curtis, Riley ha avuto la strada spianata sin dal primo provino a Manchester.
“Qualche minuto dopo essere entrato nella stanza, Anton mi ha chiesto: ‘Potresti farci vedere come ti muovi?’”, ricorda Riley, riferendosi all’intenzione del regista di accertarsi se Riley fosse in grado di portare in scema le movenze frenetiche di Ian Curtis, diventate una sorta di marchio di fabbrica del cantante. “Sapevo che sarebbe successo perché avevo visto un paio di attori prima di me dalla finestra e quindi ero andato di corsa in bagno ed avevo provato i movimenti davanti allo specchio. Mi hanno attaccato l’I-pod al braccio, e Anton ha mimato qualche passo per aiutarmi a calarmi nella parte.”
Dopo il secondo provino, Riley ha avuto la sensazione che la parte poteva essere sua quando Corbijn gli ha detto di farsi crescere i capelli per interpretare il ruolo di Curtis adolescente all’inizio del film. Qualche mese dopo, con i capelli lunghi, Riley venne a sapere che il ruolo era suo, proprio nel giorno del suo compleanno- che coincide con quello di Elvis Presley e David Bowie.
Qualche anno prima, per pura coincidenza, Riley aveva fatto un provino per interpretare il ruolo di Stephen Morris, il batterista dei Joy Division per 24 Hour Party People, prima di ottenere il ruolo di Mark E Smith of The Fall (parte che venne poi tagliata in fase di montaggio). Quell’esperienza cinematografica per un film ambientato nello stesso periodo, non è servita molto a Riley per questo film, visto che Corbijn non aveva alcun interesse a mitizzare quell’epoca.
“La prima cosa che mi chiedevano tutti era come mi sentissi all’idea di interpretare una leggenda,” osserva Riley. “So che è così che la gente lo vede, ma io non volevo pensare a lui in questo modo. Non puoi interpretare una leggenda senza mettere una certa pomposità nel ruolo mentre lui era una persona normale, un ragazzo come tanti. E’ stata solo la sua morte così prematura a fare di lui un mito che continua ad affascinare la gente.”

Domani, sempre nelle news di Rockol una nuova puntata della genesi del film.
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