Hot Tuna in Italia: 'Riunire i Jefferson Airplane? Impossibile'

Hot Tuna in Italia: 'Riunire i Jefferson Airplane? Impossibile'
Anche i vecchi hippie possono diventare genitori premurosi: Jorma Kaukonen risponde al telefono mentre finisce di fare il bucato per la sua piccola bimba, due anni appena. Diventato padre in tarda età, ha anche un figlio undicenne che vive lontano da lui ma che tra qualche giorno lo accompagnerà per la prima volta in Italia, dove gli Hot Tuna in versione acustica (lui, il bassista Jack Casady e il mandolinista Barry Mitterhoff) sono attesi per un tour che parte dal Pistoia Blues Festival (11 luglio) per poi fare tappa a Trescore Balneario (BG, 12 luglio), Roma (13 luglio), Imola (15 luglio), Asti (16 luglio) e Cosenza (18 luglio). “E’ tutto eccitato, e mi ha chiesto che cosa mi piace del vostro paese. A parte le ovvie considerazioni sulla gente, sul cibo e sul clima, il fatto è che da voi mi sento rispettato come artista”. A poche miglia dalla fattoria di Pomeroy, Ohio sudorientale, da dove parla, Kaukonen ha aperto da una decina d’anni il Fur Peace Ranch Guitar Camp, “un ranch dove si allevano chitarristi”. “Qualche giorno fa sono stati qui Larry Coryell, un maestro del jazz, il bluesman elettrico Bob Margolin e G.E. Smith. Abbiamo suonato tutti insieme, con Erik Diaz alla batteria e un suo amico di Akron, Ohio, al basso, ed è stato incredibile. Chi viene da noi passa un weekend a rilassarsi, mangiar bene, discutere di musica e suonare. Io insegno quel che conosco meglio, la musica tradizionale americana”. Un amore sviscerato nella sua prima e terza vita musicale – in mezzo ci furono l’epopea acida ed elettrica dei Jefferson Airplane, la Summer of love, Monterey e Woodstock – coronato nel 2002 da una nomination ai Grammy per “Blue country heart” (2002). “Un gentiluomo francese, Yves Beauvais, mi chiese quale fosse il disco dei miei sogni. Gli risposi che mi sarebbe piaciuto incidere un album di roots music americana insieme a Sam Bush, Byron House, Jerry Douglas e Béla Fleck. Non pensavo dicesse sul serio, e invece è proprio quel che è successo. La musica tradizionale è talmente buona che si preserva da sé. Però devi portarla a conoscenza della gente, e reinventarla in qualche modo. E’ quel che cerco di fare io, ma anche uno come Ry Cooder. Partendo dalle radici, lui si è inventato un suo genere musicale inconfondibile”. Con gli Hot Tuna, oggi, Jorma frequenta volentieri i santuari del country come il programma radiofonico Prairie Home Companion (“Hai visto il film di Altman? A parte i personaggi fittizi, le cose vanno esattamente così! Garrison Keillor scrive e cambia il copione in corso d’opera, devi essere pronto a salire sul palco da un momento all’altro”). Eppure da qualche anno gli è tornato il prurito per l’elettricità: “Ne ho parlato un giorno con Jack (Casady) e ci siamo trovati d’accordo. Così quattro anni fa ho chiamato Erik, che avevo visto suonare dal vivo con Howard Armstrong a un festival in Nord Carolina. Abbiamo comprato dei nuovi amplificatori e riattaccato la spina, riprendendo canzoni che solitamente suoniamo in acustico, proponendo qualche pezzo nuovo e molta roba da ‘The phosphorescent rat’, uno dei dischi a cui sono più affezionato insieme a ‘Quah’, il primo live acustico degli Hot Tuna e ‘Burgers’. La musica elettrica è seducente, divertente da suonare. Ma quella acustica resta il mio grande amore. Dopo questo tour italiano inizierò a pensare al disco nuovo: lo registrerò nello studio di Levon Helm a Woodstock, con Larry Campbell alla produzione, e sarà un po’ nel solco di ‘Blue country heart’: semplice, diretto, senza fronzoli, inciso come si faceva una volta. Ma con brani originali al posto dei tradizionali”. Sempre col Reverendo Gary Davis come angelo custode? “Per certi versi, è vero, l’ho sentito spesso al mio fianco. Il mio stile è diverso dal suo, ma riconosco che la sua musica mi ha influenzato sin da quando ero molto giovane. Fu il mio amico Ian Buchanan a farmelo scoprire , poi lo vidi suonare dal vivo a New York. Mi colpirono le sue canzoni profondamente spirituali, il suo messaggio così edificante. Una cosa strana e rara, nell’America di allora, sentire un uomo di pelle nera, cieco e anziano che suonava una musica così energica e gioiosa. Tutto da solo, lui e la sua chitarra. Ne rimasi totalmente affascinato”.
L’altro incontro musicale della sua vita sta ancora accanto a lui, e si chiama Jack Casady. “Suoniamo insieme da cinquant’anni, ci divertiamo ancora e per incredibile che possa sembrare non abbiamo bisticciato una sola volta. Mi piacerebbe poter dire lo stesso di me e mia moglie… Ci rispettiamo molto come persone e come musicisti, siamo molto diversi ma ci completiamo a vicenda. Tutti e due abbiamo le radici nella musica folk, e insieme siamo meglio che separati. Nei Jefferson Airplane lui e Spencer Dryden, il batterista, erano sicuramente i due musicisti più preparati e meglio allenati. Noialtri eravamo dei folkies che imparavano un poco alla volta. Io e Jack pensavamo soprattutto a suonare, Grace Slick e Paul Kantner erano molto più bravi di noi ad articolare il loro pensiero politico” (però oggi Kaukonen sostiene Obama, e ogni quattro anni si candida più o meno scherzosamente alla presidenza degli Stati Uniti). Il terzo tassello del puzzle è Barry Mitterhoff, mandolinista virtuoso: “L’ho incontrato grazie a una suonatrice di dobro, Sally Van Meter, che era stata con me nel tour di ‘Blue country heart’. Dal momento che ci siamo conosciuti siamo diventati amici e non abbiamo più smesso di frequentarci”. Dal vivo i tre propongono ancora vecchi classici come “Embryonic journey”, il magnetico strumentale incluso nella seconda facciata di “Surrealistic pillow”.“Non lo faccio per compiacere il pubblico”, spiega Jorma, “ma perché amo ancora suonarla. E’ il primo pezzo che io abbia mai scritto, nel 1962. Anzi, dire che l’ho composta io sarebbe una mezza bugia… Mi è semplicemente arrivata da qualche parte, e non è una cosa che succede tanto spesso. Stavo tenendo un seminario presso l’università di Santa Clara, a cui allora ero iscritto, e qualcuno mi aveva lasciato una chitarra Martin a 12 corde. Avevo appena imparato l’accordatura in drop D, che consiste nell’abbassare il mi basso in re, e cominciai a strimpellare. Il pollice continuava ad andare su e giù e, come un dono divino, ne scaturì quella melodia. Per fortuna qualcuno si preoccupò di registrarmi, altrimenti me ne sarei completamente dimenticato. Ma non ci pensavo neanche, a proporla per ‘Surrealistic pillow’… Un giorno, dopo aver fatto qualche sovraincisione vocale, mi sistemai fuori dallo studio con la mia chitarra acustica, al sole e di fronte alla strada. Cominciai a suonarla, qualcuno venne fuori e mi disse che quel pezzo sarebbe finito sull’album”. Diventò una delle colonne sonore dell’estate dell’amore, ma Jorma non è uno incline alla nostalgia. “Ogni tanto si fa vivo un giornalista che mi chiede di Woodstock. Ma chi se ne frega, oggi, di Woodstock?”, scrive sul blog del suo sito Internet, www.jormakaukonen.com. “Non fraintendermi, non voglio sottovalutare l’importanza dell’evento e il suo significato, e naturalmente sono onorato di avervi preso parte. Ma è passato tanto tempo, ed è stato un giorno soltanto delle nostre vite. Da allora sono successe tante cose, e ti dirò una cosa: non voglio che i miei figli facciano quel che ho fatto io da giovane…”, aggiunge ridacchiando. Nessuna nostalgia? “Una soltanto. Allora, non so se a causa della guerra in Vietnam o che altro, la musica aveva un significato profondo per le persone, entrava nel subconscio della gente. Oggi, almeno negli Stati Uniti, la musica popolare – anche quella buona - non ha più quella forza, quella capacità di incidere sulla società”. Non c’è più posto per i Jefferson Airplane, allora… “No, mi sento proprio di escluderlo. Sono ancora in contatto con gli altri membri della band, a parte Paul che non sento da anni. Ma ci siamo mossi in direzioni molto diverse, per ritrovare il feeling bisognerebbe fare un sacco di prove. E poi c’è il fatto che Grace ha deciso di non cantare più. Senza di lei una reunion dei Jefferson non si può proprio fare”.
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