Per Google il dilemma di YouTube: tanto pubblico, poca pubblicità

Tutti ne parlano, tutti lo guardano (300 milioni di visitatori e 3 miliardi di video al mese, secondo le ultime stime), ma nessuno, per ora, ci guadagna. A quasi due anni dal mega-investimento effettuato per l’acquisto di YouTube, 1,65 miliardi di dollari, Sergey Brin e Larry Page di Google non sono ancora riusciti a trasformarlo in un’impresa redditizia, scrive il New York Post: la raccolta pubblicitaria, inferiore ai 200 milioni di dollari per l’anno in corso stando ai calcoli di Wall Street, continua a essere troppo esigua per accontentare i fornitori di contenuti, case discografiche in testa.
“YouTube”, ha sentenziato l’analista della Forrester James McQuivey, “è l’acquisizione più sbilanciata nella storia di Google”. Secondo il “Post”, il sito sconta la freddezza nei suoi confronti degli “studios” holywoodiani, forse messi in guardia dalla causa da un miliardo di dollari che Viacom gli ha intentato per violazione dei copyright (vedi News), ma anche certi problemi tecnico-strutturali di difficile risoluzione. Molti clip tra quelli generati autonomamente dagli utenti, per esempio, sono troppo corti, un minuto o anche meno, per includere un messaggio pubblicitario da 15 o 30 secondi. Risulta molto difficile, inoltre, “leggere” per tempo il boom di popolarità di un video decretato dal pubblico della rete (quando i pubblicitari se ne accorgono, il picco di accessi solitamente è già svanito); e spesso – al di là che si tratti di video autorizzati oppure no – i filmati più popolari hanno un contenuto troppo esplicito o politicamente scorretto per attrarre un investitore pubblicitario senza fargli rischiare un crollo di immagine. Ma Google, scrive il Post, sta cercando di correre ai ripari: per esempio rinforzando la presenza di spot pubblicitari interattivi che partono in automatico quando si clicca sul video che si desidera guardare, ed offrendo agli inserzionisti strumenti più efficaci per acquisire informazioni sul profilo degli utenti e individuare sul nascere i maggiori successi “virali” che nascono spontaneamente tra i frequentatori del sito. Secondo Mark Mahaney di Citigroup, la raccolta pubblicitaria per il 2009 potrebbe crescere a 500 milioni di dollari: non una gran cifra, rispetto al giro d’affari globale di Google, ma sempre un inizio.
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