Demo: in radio, su Internet e in tv l'altro modo di fare 'scouting'

Demo: in radio, su Internet e in tv l'altro modo di fare 'scouting'
In sette anni hanno mandato in onda 2 mila puntate, ascoltato i cd di 32 mila giovani di belle speranze, trasmesso in radio la bellezza di 2.300 provini. Con Demo, Renato Marengo e Michael Pergolani si sono inventati un programma cult: prima o poi doveva accorgersene anche la Rai, e il mondo “istituzionale”. Così è stato: alla conferenza stampa indetta per il lancio del nuovo sito Internet della trasmissione, la settimana scorsa a Roma, è intervenuto in carne e ossa il direttore di Radio1 Antonio Caprarica, pronto a sottolineare la valenza formativa e informativa, oltre che di intrattenimento, del programma (“perfettamente in linea con il servizio pubblico”). C’era anche Corradino Mineo, direttore del canale satellitare Rainews 24, che con lo show radiofonico ha siglato una partnership che si concretizzerà, ogni settimana, nella messa in onda dei migliori videoclip arrivati in redazione. E c’erano dirigenti Siae (che per Demo ha istituito un premio per gli autori) e Imaie (il neo presidente Edoardo Vianello), artisti (Teresa De Sio, Meg, Rossana Casale, Mimmo Locasciulli…) e rappresentanti di Afi, Audiocoop e RaiTrade, il braccio commerciale dell’emittente che ha appena chiuso un accordo con iTunes per vendere le compilation del programma in formato digitale.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 2001 in cui, racconta Pergolani, “ascoltando un provino realizzato da un amico di mio figlio mi resi conto che, grazie ai computer, la qualità dei cd autoprodotti era ormai tale da permettere di passarli in radio. Era un po’ l’uovo di Colombo, ne parlai con Renato e con i dirigenti Rai. Non c’erano soldi, mi risposero, e io gli trovai uno sponsor che poi fallì prima ancora di pagare…Ma intanto il programma aveva avuto un buon riscontro e potemmo continuare”. Sette anni fa la crisi discografica non sembrava ancora irreversibile, YouTube e MySpace erano solo nella testa di qualche visionario…“Pochi, allora, si rendevano conto che non era la musica ad essere entrata in crisi, ma l’industria discografica”, spiega Marengo. “E infatti da tutta Italia continuano ad arrivarci proposte interessanti e di ogni genere. La musica etnica, per esempio, non è più appannaggio del solo Sud del paese. Ascoltiamo tutto quel che arriva, anche se da soli non ce la faremmo mai: abbiamo uno staff di giovani collaboratori coordinato da Ettore Castellano, una vecchia pellaccia che per tanti anni ha fatto import/export di vinile e gestisce ancora un negozio a Porta Portese. Io e Michael amiamo il punk e il rock, fosse per noi manderemmo in onda solo quello. Grazie a loro, invece, a Demo trova spazio chiunque abbia talento, creatività, originalità. Scartiamo solo le cover e i brani incisi male che in radio non si possono trasmettere”. “Più tutta la 'monnezza' ”, aggiunge Pergolani, “che ovviamente in termini numerici la fa da padrona. Solo il 7-8 % di quello che ascoltiamo finisce in trasmissione, appena il 3 % va a formare il meglio del meglio che viene sottoposto al giudizio del pubblico: ma a quel livello c’è gente che potrebbe permettersi di salire su qualunque palco e che non ha niente da invidiare a ciò che si ascolta a Londra o a New York. Il problema è che qui mancano le strutture, i manager con le palle e i promoter disposti a rischiare. Da noi, purtroppo, il mondo della musica è indietro di vent’anni”. “Eh già”, conferma Marengo. “Molti degli artisti scoperti da noi si sono procurati buoni ingaggi dal vivo, una cinquantina sono stati gratificati dalla firma di un contratto discografico. Sempre ed esclusivamente con etichette indipendenti, però: le grandi case discografiche ormai non fanno altro che strapparsi a vicenda i dieci big rimasti sul mercato a suon di milioni. Sulla ricerca e sul talento non hanno mai investito un euro che è uno”.
Una cosa è chiara: l’idea di “scouting” promossa da Demo non ha nulla a che vedere con X factor e Amici…“La grande differenza”, conferma Marengo, “è che a noi non interessa speculare sul caso umano, fomentare la competizione, istigare alla lacrima o alla lotta fratricida. E poi andiamo alla ricerca degli autori, non di interpreti fotocopia di qualche star già acclamata. Scegliamo, e nel farlo ci prendiamo i nostri rischi”.
Il meccanismo diventerà ancora più efficace, probabilmente, grazie al nuovo sito sviluppato in collaborazione con RaiNet. Spiega Pergolani: “L’obiettivo è di accorciare ulteriormente la distanza tra i ragazzi e il programma. Con MyDemo ora si possono caricare direttamente sul sito i file mp3 e altri contenuti, foto, video e biografie, risparmiando le code all’ufficio postale per spedirci il cd. Abbiamo anche un nuovo spazio dedicato ai videoclip, molto più curato e con un player molto più efficiente di prima: si potranno votare anche i filmati, istituiremo un premio anche per loro e probabilmente produrremo anche un dvd. E abbiamo sostituito il vecchio forum con un blog, in cui – con l’aiuto di giornalisti e addetti ai lavori – tratteremo dei problemi concreti di chi fa musica: i diritti Siae, l’Enpals, la tutela nei confronti di chi gestisce i locali dove si suona. In futuro probabilmente apriremo anche una pagina su MySpace. La vogliamo gestire con criterio meritocratico: ci si troverà solo la musica selezionata da noi”. Parecchie novità, dunque, ma quel che resta immutato è la “missione” del programma: “Che consiste nell’offrire una chance a chi non ce l’ha”, sintetizza Marengo. “O anche più di una, a chi è abbastanza bravo da meritarsi uno spazio nelle nostre compilation o un invito a esibirsi dal vivo in uno dei festival che promuoviamo in giro per l’Italia. Al nostro Lamezia DemoFest, in due giorni vengono centomila persone. Anche la scelta del luogo non è casuale: la musica, la creatività e il talento sono una possibile via di fuga da una realtà problematica”.
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