Wind Music Awards: 'La formula funziona così com'è'

Wind Music Awards: 'La formula funziona così com'è'
Anche la seconda puntata dei Wind Music Awards, trasmessa giovedì sera (5 giugno) da Italia 1in prima serata, ha retto dignitosamente al calo fisiologico degli ascolti e alla concorrenza delle altre reti: 2 milioni e 481 mila telespettatori (2 milioni e 863 mila nella prima serata), pari al 12,31 % di share (12,77 % nella prima serata), con punte di 3 milioni e 795 mila telespettatori (quasi 4 milioni il giorno precedente) e del 19,1% di share. La rete è soddisfatta, l’organizzatore Ferdinando Salzano tira un altro sospiro di sollievo: “La controprogrammazione era più forte, giovedì, e sono felice che questa gran fatica sia stata ripagata anche dagli ascolti. Come si sa, non sempre la qualità di un prodotto televisivo è premiata dall’Auditel”. Stanco e felice il promoter, ma anche il pubblico “live”, le presentatrici, gli artisti e i “premiatori” si sono sottoposti a un tour de force mica da ridere (Gianni Morandi, ultimo in scaletta, è salito sul palco a notte fonda): “Però nessuno s’è lamentato, nessuno si è irritato”, ribatte Salzano. “E poi, in fondo, siamo nel business del rock’n’roll, no? Mi ha fatto molto piacere verificare quanti artisti e personaggi dello spettacolo abbiano risposto alla nostra chiamata, e sono soddisfatto di come le associazioni dei discografici hanno gestito i momenti istituzionali messi a loro disposizione” (placando la piccola polemica che Mario Limongelli, presidente della PMI, aveva sollevato poche ore prima della manifestazione, infastidito dal fatto che Eros Ramazzotti avesse approfittato dello spazio a sua disposizione per promuovere il disco dei suoi pupilli Tazenda).
Il mix di musica live (Allevi, Morandi, Baglioni, l’ospite internazionale Alanis Morissette: in generale tutti coloro che hanno proposto un set acustico) e di playback, dettato dalle necessità televisive, lascia sempre qualcuno con l’amaro in bocca: non c’è modo di rimediare? “Una soluzione la si trova sempre”, risponde Salzano. “Purtroppo i cambi di palco e di strumentazione richiedono i loro tempi: si potrebbero ridurre un po’ i tempi morti se, con un budget ancora maggiore a disposizione, si pensasse di registrare due serate…Meglio ancora, si potrebbe utilizzare una sola super band o un’orchestra come succedeva al Pavarotti International: ma a quel punto bisognerebbe verificare la disponibilità e il gradimento degli artisti”. I discografici, intanto (specie la PMI) premono per un ritorno alla formula stile Grammy, con una giuria o “academy” incaricata di scegliere i migliori dell’anno (favorevole anche Antonello Venditti, che incita i colleghi ad accettare di mettersi in gioco con maggiore sportività). “Premiare i successi vuol dire premiare le scelte del pubblico, sottraendo il giudizio alla intellighenzia critica: è una formula che a me piace e che ha dimostrato di funzionare”, risponde Salzano. “Ma se i discografici e le associazioni ritengono di dover arricchire la manifestazione con premi di qualità, io sono pronto a discuterne: basta che non mi coinvolgano mettendomi in una posizione imbarazzante. Ho anche lanciato ad Assomusica la proposta di gestire un premio live”. Altri desiderata per l’anno prossimo? “Spero che il Comune mi conceda di nuovo Valle Giulia, un posto meraviglioso. E mi piacerebbe vedere un’interazione ancora maggiore tra gli artisti: Ligabue con Elisa e i Nomadi con Grignani sono stati, per me, tra i momenti più belli dello show”.
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