1997, un altro anno incerto per i consumi musicali (e il futuro è un’ipotesi)

Pezzo per pezzo, si compone il quadro internazionale dei consumi di musica preregistrata nel 1997. E le cifre finora diffuse dalle associazioni di categoria, riguardanti sei paesi (Canada, Francia, Giappone, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti: come dire quasi il 65 per cento del mercato mondiale) confermano un solo dato di fatto: se il presente è all’insegna della stagnazione dei consumi (+ 0,1 per cento in fatturato rispetto al ‘96), il futuro è assolutamente imprevedibile.
Gli esperti del mercato concordano infatti sulla difficoltà di desumere modelli di comportamento attendibili dall’analisi dei dati più recenti, al di là della considerazione che la vecchia musicassetta analogica sembra definitivamente avere fatto il suo tempo (la domanda è scesa di un altro 20 per cento nel ‘97) e che il Cd singolo sarà probabilmente il supporto del futuro. Soprattutto se l’industria discografica si abituerà a considerarlo come un prodotto commerciale a sé stante e non solo come un veicolo promozionale per vendere gli album.
Da un anno all’altro, rilevano gli osservatori, le vendite di dischi sembrano fluttuare in considerazione di variabili imprevedibili, mischiando continuamente le carte in tavola. E così, se il mercato inglese arretra per la prima volta in dieci anni per colpa della sterlina (la cui forza sui mercati valutari ha provocato un forte aumento delle importazioni), le cose non vanno meglio sui mercati asiatici messi in ginocchio dalla crisi economica e neppure negli i Stati Uniti, dove l’industria sconta l’eccessiva pressione commerciale esercitata sui punti vendita l’anno precedente: impressione confermata dal fatto che se nel ‘97 sono diminuiti i pezzi distribuiti ai rivenditori, questi ultimi hanno generalmente chiuso l’anno in attivo smaltendo le eccedenze di magazzino.
Si apre insomma un periodo di transizione e di incertezze, legato al rallentamento delle vendite di Cd in tutti i paesi avanzati (nelle sei nazioni considerate, le vendite di Cd album lo scorso anno sono cresciute appena del 3,3 per cento). In assenza di nuovi supporti, e con l’incognita dello sviluppo delle vendite via Internet, l’unica carta da giocare nelle mani dell’industria è appunto il Cd singolo, il solo supporto disponibile sul mercato a non avere ancora rivelato per intero le sue potenzialità commerciali, nonostante la crescita generalizzata registrata nel ‘97 (+ 54 per cento negli Usa, + 40 per cento in Francia, + 20 per cento in Gran Bretagna, dove il supporto è già molto popolare fra i consumatori, con vendite annuali che raggiungono quasi i 58 milioni di pezzi).
Su questo fronte l’Italia resta uno dei paesi europei più arretrati, nonostante gli incoraggianti risultati della seconda parte dell’anno scorso: ancora nel ‘96 le vendite di Cd singoli nel nostro paese non raggiungevano il milione e mezzo di pezzi. Peggio di noi, in Europa, hanno fatto solo Spagna (900mila pezzi) e Danimarca (800mila pezzi). E sembra sempre più evidente che solo attraverso una rinascita di popolarità del singolo (un problema che si è riacutizzato in questi giorni di dopo-Sanremo) l’industria italiana potrà riprendere slancio e rimpinguare bilanci spolpati da cinque anni di crisi.
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