Il futuro è di Joe Strummer. Ieri sera Julien Temple a Milano

Ieri sera Julien Temple ha parlato del suo film “Il futuro non è scritto-Joe Strummer” (“The future is unwritten-Joe Strummer”) alla Fnac di Milano.

Il regista (26 novembre 1953, Londra), presentato dal giornalista musicale Federico Guglielmi, peraltro autore del recente libro “Punk!” edito da Giunti, ha ricordato come incontrò ed ebbe poi a che fare con lo scomparso lead singer dei Clash. “Inizialmente la nostra fu una strana relazione”, ha affermato Temple, il quale come si sa ha anche girato –tra i suoi vari lavori- due film sui Sex Pistols, più anche un documentario che sta per uscire su DVD. “Era l’inizio-metà anni Settanta a Londra e ci conoscemmo perché abitavamo entrambi in degli squat nella stessa zona. Lo rividi più avanti ed era completamente cambiato, non era più un mezzo hippy bensì proprio punk. Fu al 100 Club, dove suonavano i Sex Pistols. Dopo aver sentito suonare i Clash per dieci secondi capii che sarebbe diventato bravissimo. Poi non l’ho più rivisto per altri 25 anni, o qualcosa di simile. A metà anni Novanta sono andato ad abitare nell’Inghilterra occidentale e un giorno mia moglie mi fa: ‘Guarda che sta per arrivare una mia amica col suo nuovo fidanzato’. Beh, era Joe. Dopo qualche settimana Strummer comprò una casa nella mia stessa strada”. Qual è lo Strummer che emerge da “Il futuro non è scritto”, 119 minuti, uscito lo scorso 29 febbraio? “Ho voluto mostrare tutta la sua vita”, dice Temple, “non solo il periodo più conosciuto, quello dei Clash, ma anche le sue origini, anche la crisi dopo la fine dei Clash, uno sguardo totale sulla sua vita. Un film su un amico più che su una icona. Un individuo con tutte le cose belle e brutte che aveva. Il problema principale che è venuto fuori facendo questo film è stata una domanda…a ogni scena che montavo mi dicevo: ‘Ma lui cosa direbbe?’ In un certo senso preferirei non averlo mai fatto, questo film: vorrebbe dire che lui sarebbe ancora vivo. Già, se fosse vivo non lo avrei mai fatto”. Ma per Temple quale insegnamento ha lasciato la prima ondata punk? “L’insegnamento d’essere un individuo in controllo, non uno che accetta tutto. Pensare con la propria testa”.

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