UK, i consumatori chiedono trasparenza sui prezzi dei biglietti dei concerti

Non sono solo gli appassionati italiani a dover fare i conti con le “creste” e una gamma di non meglio definiti diritti extra che sovraccaricano il già salatissimo prezzo medio dei biglietti dei concerti (esempio: i prossimi, carissimi spettacoli di Tom Waits all’Arcimboldi di Milano, dove i 90 euro nominali per un posto in galleria diventano 103,50 se si accede – gioco forza, a meno di correre il rischio di restare a bocca asciutta – alla prevendita on-line). Un’indagine a cura della rivista dell’associazione di consumatori britannici Which?, ripresa dal quotidiano Guardian, conferma infatti che anche nel Regno Unito chi decide di andare a un concerto a o a teatro finisce sotto un fuoco incrociato: commissioni delle agenzie di ticketing e balzelli “nascosti” incrementano fino al 30 % ed oltre il “face value”, il prezzo stampato sul tagliando. Per non parlare, ovviamente, del florido mercato della rivendita, il secondary ticketing praticato on-line da siti come Viagogo, Seatwave e GetMeIn dove gli “extra” finiscono per gonfiare la spesa effettiva dell’acquirente tra il 59 al 144 % in più. L’inchiesta di Which?, che vanta nel Regno Unito ben 650 mila soci, si basa ovviamente su casi concreti: ad esempio il prossimo concerto di di Bryan Adams alla O2 Arena di Londra, il cui biglietto d’ingresso costa 150 sterline se acquistato alla cassa, 171,25 se comprato su Ticketmaster con un surplus del 14 % giustificato da “servizi e spese di spedizione” (che in certi casi si pagano anche quando il biglietto viene ritirato direttamente sul luogo dello show). Non solo: la rivista sottolinea il fatto che, in caso di annullamento del concerto, in Inghilterra ci sono poche possibilità di recuperare la somma spesa, a meno che non si sia effettuato il pagamento con la carta di credito (nel caso dei succitati concerti italiani di Tom Waits rischia di verificarsi il problema opposto: il biglietto, emesso al botteghino il giorno del concerto in seguito a esibizione della ricevuta di pagamento e di un documento di identità, è nominale. Ma che succede se per qualunque motivo si è impossibilitati ad assistere allo show?).
Per Neil Fowler, editore di Which?, quella delle agenzie di vendita dei biglietti non è una situazione troppo diversa da quella delle compagnie aeree, “che recentemente sono state strapazzate per le loro aggiunte di spese extra e ‘striscianti’ al prezzo dei biglietti. Non sono le uniche. Noi abbiamo riscontrato che le agenzie di ticketing fanno salire il costo dei biglietti di quasi un terzo, tra diritti vari e spese di spedizione: costi aggiuntivi di cui ci si rende conto solo quando si è già ben addentro al processo di acquisto. Invece dovrebbero renderli trasparenti fin dall’inizio, nelle pubblicità che fanno agli spettacoli sui media o all’inizio del procedimento di acquisto on-line, cosicché le gente possa confrontare i prezzi in modo corretto. I biglietti dei concerti dovrebbero essere prezzati e venduti come tutte le altre merci, si tratti di voli aerei, di vacanze o di zuppe in lattina”.
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