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NEWS   |   Industria / 26/05/2008

RockFM: saluti, ricordi, rimpianti

RockFM: saluti, ricordi, rimpianti
Si apre oggi l’ultima settimana di passione di Radio RockFM: come noto (vedi News), l’emittente nata il 1° febbraio del 1990 per iniziativa di Gigio D’Ambrosio, allora direttore artistico di 101, abbasserà i cursori e spegnerà i microfoni alle ore 18 di sabato 31 maggio. Per sempre, e con gran dispiacere dei suoi affezionati ascoltatori. Ma anche di molti artisti e colleghi, che fino a sabato testimonieranno la loro solidarietà e prenderanno “possesso” della radio per parlare, suonare e trasmettere musica (da via Locatelli sono passati nei giorni scorsi anche autentiche icone rock come l’ex Deep Purple Jon Lord e Steve Lukather dei Toto). “Li ringraziamo tutti, sinceramente. E ringraziamo il pubblico, che ci ha mostrato un attaccamento commovente e un affetto inaspettato”, racconta al telefono Marco Garavelli, il coordinatore artistico, ex Radio Peter Flowers, che di RockFM è stato animatore dal settembre del ’93. “Abbiamo creato un piccolo sito, www.rockfamily.it, per mantenerci in contatto con il pubblico. Abbiamo attivato un blog e un forum, daremo notizie su quel che ognuno di noi, una decina di persone tra collaboratori e ‘interni’, farà in futuro. In venti giorni si sono già fatte vive 1.650 persone”.
RockFM, si ricorderà, se l’era già vista brutta alla fine del 2003: quando l’editore Angelo Borra, fondatore di Radio Milano International poi trasformata in 101 Network, finì in carcere insieme alla compagna Carmen Gocini con l’accusa di avere sottratto fondi alle casse del tribunale fallimentare di Milano (vedi News). Sottoposta a sequestro preventivo insieme alla sorella maggiore 101, la radio venne salvata dal gruppo Mondadori, costretto però ad assegnarne la proprietà a una società terza, la greca Attica Publications S.A., di cui il gruppo di Segrate detiene il 41,66 % delle quote (la legge italiana non consente infatti la proprietà simultanea di un network nazionale e di un’emittente locale). “Nessuno, allora, sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi”, ricorda Garavelli. “Però siamo andati avanti altri tre anni, raddoppiando nel frattempo il numero dei nostri ascoltatori, 160 mila nel giorno medio secondo l’ultima rilevazione Audiradio, 174 mila nel settembre 2007 in corrispondenza con il cambiamento di format introdotto a marzo: palinsesto allargato dalle sei del mattino a mezzanotte, 80 % della programmazione dedicata al ‘classic rock’, musica indie, alternative e novità confinate nelle fasce serali. Prima di allora la media era assestata sui 90 mila ascoltatori. Fu un risultato a sorpresa anche per noi, perché ottenuto lavorando sullo stesso identico bacino di utenza: nessuna frequenza in più, nessuna promozione sui media”. Non è bastato neanche quello… “L’editore ci ha provato, a fare di Rock FM un network, ma senza risultati. Con otto impianti raggiungevamo Milano e Como, Genova, una piccola parte dell’Emilia e un po’ tutta la Toscana. Ma per diventare un’emittente nazionale bisogna coprire oltre il 60 % del territorio e fare grossi investimenti: le frequenze disponibili erano poche e avevano costi esorbitanti. A quel punto l’ingranaggio si è bloccato, e anche i tentativi di cedere la radio a terzi non sono andati in porto”.
Intanto l’exploit di Virgin Radio (con tutte le macroscopiche differenze tra i due modelli: per politica editoriale e contenuti, per budget e copertura) fa capire che per il rock c’è spazio, nell’etere italiano. “E’ quello che abbiamo sempre sostenuto. Il pubblico per questo genere di musica non manca. Al Nord c’è uno zoccolo duro di appassionati, al Centro Sud c’è fame di artisti che si hanno poche occasioni di vedere in concerto: e chi si propone con un’emittente rock, il caso Virgin lo dimostra, trova un mercato aperto e nessuna concorrenza. Se poi questo, nel nostro caso, non si traducesse in introiti pubblicitari sufficienti, non lo so dire. E’ un discorso che non compete a me. Resta il rimpianto di vedere cosa sarebbe potuto succedere se anche Rock FM avesse potuto disporre di 100 frequenze in più”. Oltre, sicuramente, a molti bei ricordi. “Il momento più emozionante, per quanto mi riguarda, è avere intervistato Roger Glover dei Deep Purple: ‘Made in Japan’ è stato il mio primo LP, quello che mi ha aperto le porte del rock. Ricordo anche certe feste in Toscana, all’aperto e ad ingresso gratuito. Venivano cinquemila persone a ballare ed ascoltarci mettere i dischi. Noi sul palco ci sentivamo come gli Iron Maiden”.