Il disco è in uscita questo venerdì, 4 aprile, mentre il libro è già disponibile. Non è un'idea nuovissima: di cantanti scrittori ce ne sono molti, ormai. E alcuni hanno provato a legare libro e disco: “Non sono il primo a fare un libro e un disco, certo”, ribatte Capa. “Ma credo di essere il primo ad avere usato dei doppiatori professionisti, a cui ho fatto interpretare i personaggi della storia. Non è neanche la prima volta che provo a sperimentare l'idea del concept album, anche se in “Habemus capa” non c'ero riuscito, alla fine era più un disco a tema. Questo è molto più complesso, sia a livello di trama che di idee musicali”.
Il disco inizia nel 1968, con la protagonista Ilaria – una hippie – che viene proiettata ai giorni nostri attraverso un varco spazio temporale creato da una chitarra sfasciata dallo stesso Caparezza ad un concerto di Jimi Hendrix: “Sapevo che nel 2008 molti avrebbero parlato del '68, per i quarant'anni della ricorrenza. La sfida era parlarne alla mia maniera; volutamente non ho scelto simboli politici, ma sono andato a pescare un simbolo del mio campo, la musica: Jimi Hendrix, che in quell’anno tenne tre concerti in Italia. Alla fine il mio vero mito è Frank Zappa, anche se ho un minima percentuale della sue capacità. Forse l'unica cosa che mi accomuna a lui è la voglia di non prendersi troppo sul serio, la voglia di mischiare diverse cose”.