Nuovo formato promette: una canzone in pochi kilobyte. Ma c'è perplessità

Nuovo formato promette: una canzone in pochi kilobyte. Ma c'è perplessità
Sarebbe stata un vera e propria "bomba", quella lanciata dal professor Mark Bocko dell'Università di Rochester, nell'annunciare alla stampa internazionale di essere riuscito a comprimere 20 secondi di audio in digitale a 1 kilobyte, quasi mille volte di più di quanto non si riesca, oggi, a fare con l'mp3: l'impatto di una soluzione del genere avrebbe sconvolto il mercato dei lettori portatili (la cui capienza di hard disc è, oggi come oggi, una delle caratteristiche più valutate tra gli acquirenti) e dei negozi online, che avrebbero dovuto ripensare (e ricompilare) i propri cataloghi abbandonando l'ormai fidato mp3. Senza considerare le schermaglie tra case discografiche e case produttrici di apparecchi di riproduzione, che si ritroverebbero costrette a dover ridiscutere i propri accordi, quasi sempre raggiunti faticosamente. Il condizionale, però, è d'obbligo, perché l'invenzione del professor Bocko, invece di comprimere dati in funzione di una riproduzione più agevole in determinate circostanze (come l'mp3 o l'AAC), permette al pc "riproduttore" di sintetizzare il suono contenuto nella registrazione originale, un po' come accade con i file MIDI. L'esperimento, condotto su 20 secondi di registrazione di un clarinetto (che, nel nuovo formato, occupa solo un kilobyte), ha dato esiti sicuramente sorprendenti, ma diversi osservatori già hanno storto il naso. Se un elaboratore può, con i dati che possiede in banchi pre-caricati sul proprio hard disc, emulare e sintetizzare il suono di un singolo strumento, come potrà restituire - con gli stessi livelli e le stesse dinamiche - il suono di un ensemble? E soprattutto, come potrebbe un pc, lavorando appunto su dati pre-immagazzinati, riuscire a riprodurre una voce umana, strumento per definizione unico ed irripetibile? Bocko non ha dubbi: "Questo è un modo 'umano' di utilizzare la tecnologia: così come noi riusciamo a modulare il tono e l'intensità della nostra voce, il computer - per mezzo di software ad hoc - riuscirà a riprodurre perfettamente qualsiasi tipo di suono. Questo è il sistema che occupa in assoluto meno memoria per riprodurre musica". Wired, la bibbia statunitense dei cultori di tecnologia, non ha dubbi: "La trovata di Bocko suona terribilmente noiosa: andrà bene per 'plastificare' il suono di un singolo strumento, ma come la mettiamo con l'unicità di una produzione e di un'esecuzione, specie in gruppo e con la presenza di voci umane?".
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