L’industria, unita, invita Veltroni a un confronto sull’"emergenza musica"

Sembra ieri che FIMI ed AFI (le associazioni dei discografici che rappresentano rispettivamente le major multinazionali e le etichette indipendenti) andavano d’accordo come cane e gatto, pronte a sbranarsi su qualunque campo di battaglia, si trattasse di Sanremo o del Salone della Musica di Torino. Ma oggi, di fronte all’"emergenza musica" causata dalla crisi delle vendite e dall’improvviso (e indigesto) aumento dell’IVA su dischi e nastri introdotto per decreto governativo, le vecchie divergenze sembrano, almeno momentaneamente, superate. Con un comunicato stampa congiunto diffuso giovedì 9 ottobre, le due associazioni, insieme con la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) e la Siae, informano di avere pubblicamente invitato i ministri Veltroni, Bersani e Visco a un faccia a faccia con l’industria sui gravi problemi che agitano in questi giorni il settore musicale. Sede dell’incontro: l’imminente Salone della Musica di Torino, nel giorno inaugurale della manifestazione, giovedì 16 ottobre (l’appuntamento è fissato per le ore 15). Oggetto del dibattito, non solo l’aumento dell’IVA, ma l’intera politica governativa nei confronti del settore musicale: "Riconosciamo l’opera di lobby svolta dai nostri politici in sede comunitaria, ma di fronte alla crisi di un settore che dà impulso a numerose industrie italiane è necessario prendere provvedimenti concreti", spiega il presidente della FIMI Gerolamo Caccia Dominioni. "Per questo motivo ci presenteremo all’incontro di Torino con una sorta di decalogo che contiene le nostre proposte su una serie di argomenti che vanno dalla lotta alla pirateria alle sovvenzioni e agevolazioni fiscali in favore di chi opera nel settore". Alle parole di Caccia fanno eco quelle di Franco Donato, presidente dell’AFI, che nel comunicato stampa si dichiara certo che "il mondo politico, ampiamente rappresentato al Salone, non potrà negarci, in tempi brevi, l’assicurazione che l’aumento dell’IVA su un prodotto culturale quale il disco sarà oggetto di una radicale e attenta riconsiderazione". Queste, almeno, erano le attese dell’industria prima che la crisi di governo annunciata giovedì pomeriggio scompaginasse il quadro politico e istituzionale. Ma a questo punto, il futuro è di nuovo tutto da scrivere.
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