Concerti, crescono le speculazioni on-line sui biglietti

Concerti, crescono le speculazioni on-line sui biglietti
Cresce a vista d’occhio anche in Italia il fenomeno del “secondary ticketing”, la rivendita on-line di biglietti di concerti gestita da agenzie specializzate che speculano facendo da intermediarie tra chi vuole piazzare sul mercato (a prezzi, inutile dirlo, molto maggiorati) tagliandi regolarmente acquistati e chi non è riuscito a procurarseli attraverso i canali ufficiali. Una rapida esplorazione del sito italiano aperto dall’agenzia inglese Seatwave, uno dei colossi del settore, rivela prezzi mediamente raddoppiati o triplicati: 150 euro per un “posto prato” al concerto di Vasco Rossi del 6 giugno a San Siro, 200 per una poltronissima allo show di Zucchero del 14 giugno, 89 per un “posto unico” allo spettacolo che i Negramaro terranno il 31 maggio prossimo, a fronte di un prezzo ufficiale bloccato sui 30 euro più diritti di prevendita. Tutto legale, tutto ammissibile? In Gran Bretagna Harvey Goldsmith, leggendario decano dei promoter, è alla testa di una crociata contro il mercato parallelo che coinvolge anche membri del Parlamento ma che per ora sembra una battaglia donchisciottesca contro i mulini a vento. Joe Cohen, amministratore delegato di Seatwave ed ex dirigente di Ticketmaster, replica che la sua società sta facendo fortuna perché offre un servizio “sicuro, veloce e affidabile” a un pubblico insoddisfatto dal trattamento riservatogli dai rivenditori autorizzati e si difende dalle accuse di illegalità: addossando a chi vende biglietti sul suo sito l’onere di calcolare e versare l’IVA (fatta eccezione per la commissione, o “corrispettivo del servizio”, che l’agenzia intasca su ogni operazione) e argomentando contro chi pretende il pagamento dei diritti d’autore sul surplus di prezzo che qui non si tratta di cessione di diritti morali ma di vendita di beni materiali. Intanto le cifre si moltiplicano esponenzialmente: da stime recenti, Seatwave, ViaGoGo, GetMeIn e gli altri protagonisti del mercato secondario fatturano oggi 1,9 miliardi di dollari in Gran Bretagna e tra i 6,8 e i 9,7 miliardi di dollari in tutta Europa. Ma che ne pensano gli organizzatori di concerti? E come è possibile intervenire a tutela dei consumatori, indotti a un ulteriore salasso? Ecco alcuni pareri raccolti da Rockol:

Claudio Trotta (Barley Arts): “Per me si tratta di pura speculazione, di sciacallaggio bello e buono. Ma purtroppo non mi sembra di ravvisare, a livello internazionale, una grande volontà di arginare il fenomeno. Inglesi e americani hanno provato a dare battaglia, è vero: ma non avendo avuto successo, in molti cominciano a chiedersi come fare per inserirsi in questo business e ricavarne la propria fetta di utili: e infatti eBay si è comprata StubHub, Ticketmaster si è annessa TicketsNow e, a quanto mi risulta, anche Live Nation in Olanda si è accordata con un sito di secondary ticketing. E’ stata addirittura costituita una società, modello SIAE, per distribuire tra i promoter i diritti sui biglietti rivenduti, e qualcuno propone di destinare i fondi raccolti in questo modo ad enti di beneficenza…Mah, a me sembra che se non si riesce a debellare questo problema è perché qualcuno è in malafede. E c’è di peggio, dal momento che su Internet operano anche siti che promettono biglietti inesistenti: in questo momento sono in vendita on-line tagliandi per i concerti dei Queen di cui non ho ancora ufficializzato le date né, tantomeno, comunicato i prezzi dei biglietti! La soluzione? Ci vorrebbero biglietti nominali, come quelli emessi per le partite di calcio. Ma senza una legge specifica non si può, perché si viola la privacy, e poi bisognerebbe dotare tutte le strutture delle attrezzature necessarie alla lettura dei documenti validi per l’ingresso”.


Adolfo Galli (D’Alessandro e Galli): “Il problema è serio, anche se l’Italia non è l’Inghilterra, l’Olanda o la Scandinavia dove la disponibilità di biglietti per le grandi tournée va esaurita in poche ore. Già oggi esistono, sul mercato internazionale, promoter che nei loro contratti destinano automaticamente una quota di biglietti al mercato secondario. Nel caso di artisti di forte richiamo, capita anche che l’organizzatore venga bypassato e che le agenzie specializzate si mettano direttamente d’accordo con il loro management. Nel mondo non esiste al momento nessuna norma di legge che impedisca al regolare acquirente di un lotto di biglietti di rivenderli, per suoi motivi personali, a chi non ha avuto tempo o modo di comprarseli a tempo debito dalle rivendite autorizzate. Queste agenzie nascono proprio sotto questo paravento: fornire un servizio a un certo tipo di pubblico più distratto o impossibilitato a programmare con largo anticipo i propri movimenti. Ma poi sappiamo che le cose non vanno esattamente così, e che non vi si rivolgono solo manager facoltosi a cui poco importa pagare un biglietto quattro volte il suo valore nominale. E’ un caso diverso da quello dei singoli che mettono all’asta biglietti su eBay: qui si tratta di vere e proprie organizzazioni che acquistano pacchetti di biglietti assumendosi un rischio d’impresa a fronte di una prospettiva di lucro”.


Ferdinando Salzano (Friends & Partners): “Su questo argomento riceviamo lamentele continue da parte degli spettatori, e per questo motivo ho dato mandato al mio ufficio legale di segnalare alla Guardia di Finanza e all’agenzia delle entrate la presenza su Internet di siti non autorizzati che fanno bagarinaggio sui nostri concerti. Noi non perdiamo mai occasione di fare informazione, invitare il pubblico a rivolgersi alle sole prevendite autorizzate e leggere bene quanto è stampato sui tagliandi che mettiamo in vendita: il prezzo, comprensivo di IVA, aggio del negoziante e tutte le altre voci non deve mai superare del 15 per cento il suo valore nominale. E’ spiacevole che la gente finisca per pagare una cifra superiore a quella che io, organizzatore, ho concordato con l’artista e il suo management in modo da garantire una possibilità di accesso a chiunque. Però anche gli spettatori dovrebbero smetterla di prestarsi a questo gioco: se evitassero di rivolgersi a questi operatori la loro attività non sarebbe più redditizia e si sgonfierebbe da sola”.


Roberto De Luca (Milano Concerti/Live Nation): “Del secondary ticketing penso tutto il male possibile. E anche delle aste su eBay, contro cui ho fatto intervenire di recente la Guardia di Finanza: col risultato che poche ore dopo tutto era tornato come prima… L’unica cosa che possiamo fare è continuare a ripetere alla gente di non rivolgersi a questi siti per acquistare i biglietti. E siamo sicuri che siano a norma di legge, e che su quel prezzo maggiorato a 100 euro o più qualcuno paghi l’Iva e la SIAE? In caso contrario si configurerebbe l’ipotesi di un’evasione d’imposta, e dunque un reato penale. E allora perché fisco, polizia postale e Finanza non intervengono?”.


Sergio Mello-Grand (TicketOne): “Il secondary ticketing esiste perché sul mercato non si sono ancora affermati i modelli del dynamic pricing e dell’asta legalizzata: questione di poco tempo, perché dal gennaio dell’anno prossimo Live Nation li implementerà negli Stati Uniti utilizzando la stessa piattaforma tedesca (sviluppata da CTS Eventim, ndr) che noi utilizziamo in Italia. Le opzioni sono molteplici: si potrebbe ad esempio pensare di distribuire all’asta una percentuale di biglietti devolvendo l’eccedenza di denaro che se ne ricava a ‘charities’ di gradimento dell’artista, oppure utilizzarla per calmierare i prezzi degli altri tagliandi a tutto vantaggio della maggioranza dei consumatori. Per questo motivo, anche se oggi risulta difficile perseguire penalmente chi fa bagarinaggio, ritengo che si tratti di un problema temporaneo: riportando la rivendita dei biglietti in ambito legale e gestendolo con assoluta trasparenza, si può garantire che tutti i guadagni aggiuntivi rimangano all’interno della filiera produttiva, pagando le tasse e remunerando adeguatamente la società degli autori”.
(a.m)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.