Billy Bragg: 'Bebo e gli altri siti ci paghino una royalty'

Billy Bragg: 'Bebo e gli altri siti ci paghino una royalty'
Il cantautore inglese torna all’attacco dei siti Internet che fanno fortuna grazie alla musica. Dopo avere polemizzato con MySpace e Mtv (per il servizio Flux) e averli convinti a eliminare ogni clausola contrattuale che limitava i diritti degli artisti sul materiale “postato” in rete (vedi News), ora Bragg si rivolge a tutti i siti di social networking invitandoli a ricompensare cantanti e musicisti con una fetta degli immensi guadagni che stanno realizzando. Il caso specifico a cui l’autore di Barking fa riferimento è quello di Bebo, appena acquistato da AOL per 850 milioni di dollari (vedi News). Il suo titolare Michael Birch, rivela Bragg in un articolo pubblicato il giorno di Pasqua dal New York Times, “entrò in contatto con me due anni fa, dopo che avevo rimproverato MySpace a proposito della sua clausola sui diritti di proprietà….Qualche settimana dopo, venne a trovarmi a casa mia. Sperava di allargare il suo business attraverso la diffusione di musica e voleva un mio consiglio su come costruire un ambiente a misura di artista in cui i musicisti potessero diffondere canzoni originali senza timore di perdere il controllo sulla loro opera”. “Nel corso delle nostre discussioni”, continua Bragg, “ignorammo praticamente l’argomento principale, e cioè se il signor Birch avrebbe dovuto considerare di pagare una qualche forma di royalty agli artisti. Dopo tutto, non stava usando la loro musica per attirare soci – e pubblicità – verso la sua impresa?”. Di qui la soluzione proposta dall’autore di “A new England” e “Levi Stubb’s tears”: “Sono sicuro che ricompenserà i tecnici e i contabili che lo hanno aiutato a raggiungere il successo. Forse dovrebbe considerare anche il contributo dei suoi artisti. I musicisti che hanno diffuso le loro opere su Bebo.com non sono diversi dagli investitori di un’impresa start-up. Il loro investimento sono i contenuti forniti gratuitamente nel momento in cui il sito non ha attività liquide. Ma ora che l’impresa ha incassato enormi benefici, meritano sicuramente un dividendo”.
Secondo Bragg, “gli enormi siti di social networking che cercano di usare la musica gratuitamente sono da colpevolizzare per lo stato di malessere che affligge l’industria quanto l’appassionato che scarica canzoni a sbafo….La pretesa che siti come MySpace e Bebo ci facciano un favore promuovendo la nostra musica è in malafede. Anche le stazioni radio promuovono il nostro lavoro, ma pagano una royalty che riconosce il nostro contributo allo sviluppo dei loro affari. Perché la stessa cosa non si dovrebbe applicare a Internet?”.
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