I R.E.M. a Milano: 'Abbiamo imparato dai nostri errori'

I R.E.M. a Milano: 'Abbiamo imparato dai nostri errori'
Nel 2000, quando gli U2 tornarono al rock con “All that you can't leave behind”, dichiararono di “avere fatto domanda per il posto di migliore rock'n'roll band del pianeta”. Anche i R.E.M. Sono tornati al rock, con “Accelerate”, in uscita al 28 marzo. Ma, come è loro consuetudine, raccontano la loro fase attuale con più understatement: sarebbe facile, e sbagliato, sottovalutarli. Forse qualcuno potrà lamentarsi, preferendo i R.E.M. atmosferici e malinconici. Ma quando fanno rock - e lo fanno dalle loro origini, 25 e passa anni fa – lo fanno bene eccome.
La band è in Italia in questi giorni: questa sera ha registrato un live per MTV che verrà trasmesso sul canale satellitare Hits il 27 marzo e incontrato la stampa in un hotel milanese. Il solito gioco delle parti è rispettato: i tre, Peter Buck, Michael Stipe e Mike Mills si spostano da un tavolo all'altro, incontrando separatamente diversi gruppi di giornalisti. Buck, il chitarrista, è il distaccato; Stipe è il carismatico, la faccia del gruppo; Mills il chiacchierone.
Il ritratto odierno dei R.E.M. è chiaro nello sfondo, magari sfumato nei dettagli forse anche per il tentativo dei giornalisti di far cadere in contraddizione tra di loro i tre musicisti. Ed è quello di una band che ha imparato dai propri errori, ma che guarda avanti, non indietro: “Ero molto insoddisfatto dell'ultimo disco, 'Around the sun'” racconta Peter Buck. “Non perché fosse brutto, le canzoni c'erano. Ma perché ci siamo persi nel processo: l'abbiamo iniziato, poi abbiamo fatto un best, poi siamo andati in tour e poi l'abbiamo finito. Non si può lavorare così: registrare un disco può anche essere noioso, e l'unico modo per uscirne era essere spontanei, diretti”.
“Questa volta ci siamo trovati tutti d'accordo su quello che volevamo: canzoni veloci, brevi, senza sbrodolature, scritte sulle chitarre elettriche”, dirà poco dopo Mike Mills. “Non credo che assomigli a niente che abbiamo fatto in passato, perché abbiamo una consapevolezza diversa”, dice ancora il bassista. “Sono stato soprattutto io ad insistere perché si lavorasse in modo diverso. In passato avevo la netta sensazioni di essere ascoltato poco all'interno della band”, dice Buck, ragionando sui mutati equilibri all'interno del gruppo, in continua evoluzione da quando il batterista Bill Berry se n'è andato 11 anni fa. Non ci si faccia ingannare dalle interviste separate – una consuetudine della band. Oggi i R.E.M. sembrano andare d'accordo più che mai. “Accelerate” può essere letto come il disco di Peter Buck, ma vede i R.E.M. trovare un nuovo equilibrio anche verso il mondo esterno: è un disco politicamente meno “carico” del passato – anche se con canzoni molto dirette come “Houston”: “L'ho scritta dopo un commento della madre del nostro presidente Bush, che poco dopo la tragedia di New Orleans affermò che gli abitanti della città erano comunque fortunati ad avere un bel palazzetto dello sport...”, dice Michael Stipe, che durante l'intervista è chiamato a rispondere diverse volte su questioni di questo genere, incavolandosi anche quando una giornalista gli attribuisce una frase di una canzone come se fosse una sua idea personale: “I am not my lyrics”, ribatte secco. L'impressione generale è che la carica politica sia ora in secondo piano rispetto a quella musicale. Insomma, che il tentativo sia quello di fare parlare i media della musica e non delle prese di posizione della band. Anche se Stipe non si tira indietro quando deve spiegare i temi del disco. “Le canzoni parlano soprattutto della società odierna, confrontandola con quella che si poteva aspettare 30 anni fa un ragazzino di 15 anni come ero io”, dice Stipe. “Negli anni '70 c'erano molte cose che lasciavano ben sperare per il futuro che non si sono realizzate, siamo messi peggio di allora su molti fronti. L'unico vero campo che ha realizzato le promesse è quello della tecnologia, che oggi offre aggeggi e possibilità fantastiche, che noi abbiamo sfruttato abbondantemente per promuovere il disco in rete”, dice, riferendosi ai vari siti messi in piedi in questo periodo, come www.ninetynights.com e www.supernaturalsuperious.com.
Già, la Rete. Ancora un disco e sarà terminato il contratto con la Warner Bros. Cosa ne pensano i R.E.M. dei compagni Radiohead, che hanno distribuito il disco attraverso Internet? Risponde Buck: “E' molto interessante. Ma non so se andrà bene per noi: con quel metodo i Radiohead sono arrivati soprattutto a chi già li conosceva. Io voglio che la mia musica sia ascoltata da più gente possibile”. I R.E.M. non avranno fatto domanda per il posto di miglior rock 'n' roll band del mondo, ma “Accelerate” vale almeno una nomination d'ufficio.
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