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NEWS   |   Industria / 07/03/2008

Linda Perry vs. Warner: 'Mi ha scippato le royalty sul disco di James Blunt'

Linda Perry vs. Warner: 'Mi ha scippato le royalty sul disco di James Blunt'
Linda Perry, che molti ricordano per l’interpretazione vocale di “What’s up”, grande (e unico) hit delle 4 Non Blondes datato 1993, è dagli inizi di questo millennio una delle grandi hit maker della scena pop rock statunitense. Tra i suoi numerosi successi come autrice si contano canzoni scritte per conto di Christina Aguilera, Gwen Stefani, Pink e James Blunt, una sua scoperta di cui ha anche prodotto l’album di debutto, “Back to Bedlam”. Proprio quel disco, che ha venduto nel mondo 11 milioni di copie, è ora l’oggetto di una contesa in tribunale tra la quarantatreenne musicista del Massachusetts e la Atlantic/Warner, colpevole a suo modo di vedere di averle scippato una fetta sostanziosa di royalty. Stando alla sua versione, un contratto siglato con Warner nel 2003 prevedeva il riconoscimento del 20 % degli introiti del disco alla sua etichetta, Custard Records,, che avrebbe poi provveduto a versare all’artista la quota di sua spettanza (il 13 %). Di fronte alle aumentate pretese avanzate dal management dell’artista dopo il boom commerciale del disco, la Atlantic avrebbe reagito riducendo la royalty della Custard dal 7 al 4 %, nonostante i suoi incassi correlati a “Back to Bedlam” abbiano raggiunto i 100 milioni di dollari. Di qui le pretese della Perry, che ora reclama dalla Warner 5 milioni di dollari, tra royalty non pagate e risarcimento danni.
Tramite un portavoce, la Atlantic replica che “la Custard è sempre stata e continuerà ad essere compensata in accordo con i termini contrattuali”. Ma la Perry la pensa diversamente: “Il suo comportamento scorretto”, scrive nell’atto di citazione, “segue un canovaccio fin troppo familiare secondo il quale una grande casa discografica multinazionale si approfitta di una piccola società di produzione indipendente dopo che quest’ultima le ha presentato un nuovo artista promettente”. “Non fosse stato per me e per la Custard”, conclude, “l’album probabilmente non sarebbe mai uscito e nessuno oggi saprebbe chi è James Blunt”.
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