NEWS   |   Italia / 07/03/2008

'Trio' di Paolo Jannacci: 'La mia musica? L’importante è arrivare al pubblico'

'Trio' di Paolo Jannacci: 'La mia musica? L’importante è arrivare al pubblico'
Dopo aver pubblicato nel 1999 il suo primo album solista, “Notes”, nel 2004 il disco “Tape 1” e nel 2005 “My tangos”, Paolo Jannacci ritorna a distanza di tre anni con un nuovo progetto discografico intitolato semplicemente “Trio”.
Jannacci, jazzista polistrumentista e diplomato in pianoforte, ha realizzato questo album con il suo Trio formato, oltre che da lui, da Marco Ricci e Stefano Bagnoli: “Mi preme molto che il disco piaccia, ma non è fondamentale che chi lo ascolti riesca a capire e ad interpretare il jazz. Ci deve essere da parte del pubblico un coinvolgimento emotivo, è quello l’importante”.
Classe 1972, Paolo ha collaborato e suonato con importanti musicisti e attori della scena teatrale italiana tra cui Dario Fo, il padre Enzo Jannacci (che ha anche diretto a Sanremo nel 1994 e nel 1998), Giorgio Gaber, Paolo Rossi, Roberto Vecchioni, Pacifico, Massimo Ranieri, Ornella Vanoni e altri ancora: “In questi ultimi anni ho lavorato con mio padre per alcuni suoi progetti teatrali e discografici, mentre adesso mi sto dedicando alla produzione di un sassofonista italiano molto bravo, Michele Monestiroli. Mi sto occupando della realizzazione del suo disco solista e sono molto contento perché è un musicista bravissimo”.
“Il disco ‘Trio’ invece mi ha tenuto impegnato molto negli ultimi anni, è nato da un’esigenza naturale: mi sono chiesto cosa fosse giusto fare per arrivare al pubblico, e la strada più breve per arrivare alle persone è stato fare uscire questo disco. Ho fatto molte cose e volevo che la gente capisse davvero quale fosse il mio strumento principale. Quando sei giovane è bello spaziare e sperimentare con molti strumenti, poi però non si può frammentare troppo la comunicazione, non si ha più il tempo che si aveva una volta, siamo tutti più indaffarati e facciamo tutti mille cose perciò bisogna essere diretti il più possibile e fare arrivare da subito ciò che si vuole manifestare. Il trio”, ha aggiunto Paolo, “è nato ufficialmente dall’anno scorso, ma ci conosciamo da dodici anni, sono i musicisti con cui ho suonato con mio padre. Abbiamo deciso di creare questa formazione ed è stata una cosa molto naturale, c’è una legame molto forte con loro, mi hanno aiutato molto. Stefano ha quindici anni di carriera alle spalle e ha suonato con i giganti del jazz italiano ed internazionale, e quando uno li ha sentiti tutti, ti riesce anche a dire ‘Ma Paolino, questa cosa magari non serve, tagliamola’. Diciamo che mi ha aiutato molto a limare un po’ e a rendere il disco più compatto”.
“La percezione dell’intesa è la cosa fondamentale che deve dare un trio”, ha tenuto a precisare l’artista, “In inglese tutto ciò si dice in una parola sola: interplay, azione-reazione. La cosa che insegno al CPM - Centro Professione Musica, scuola musicale milanese dove Paolo collabora come insegnante di Musica d’Insieme – è che la cosa più difficile del mondo è riuscire a capire con chi stai suonando e cercare di ridimensionarti con i tuoi musicisti. Quando suoni con qualcuno devi essere una cosa sola, motivo per cui ho scelto di suonare con Stefano e Marco. Anche per questo motivo sono molto soddisfatto del disco. C’era una piccola componente nei miei album precedenti in cui fino alla fine non sapevo come sarebbe andata. Con questo non potevo permettermi di sbagliare. Mi sono informato su quale fosse la migliore sala di mastering di jazz al mondo e mi hanno detto che ce n’era una a New York ma non mi convinceva. L’ho rimasterizzato due volte con Claudio Giussani al Nautilus di Varese”.
Cosa ne pensa papà Enzo del disco? “L’ha sentito molte volte”, ha risposto divertito Jannacci, “piace molto anche a lui. Mi ha dato una mano per la scaletta e mi ha dato degli ottimi consigli da ascoltatore. Adesso non rimane altro che fare qualche data in giro, per suonare un po’ dal vivo. Siamo tranquilli, non abbiamo fretta di iniziare una tournée. Non vogliamo bruciarci, vogliamo vedere come viene preso il disco da parte del pubblico: sono dell’idea che se qualcuno fa musica di qualità e ha davvero qualcosa da dire, a qualcuno arriva sempre”.
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