Musica e Dischi in polemica con FIMI: 'Falsa la realtà del mercato'

Musica e Dischi in polemica con FIMI: 'Falsa la realtà del mercato'
La FIMI racconta bugie, distorcendo a suo vantaggio le cifre di mercato? Lo sostiene Mario De Luigi, editore e direttore del mensile Musica e Dischi, che in un articolo pubblicato sul numero di marzo della rivista denuncia “un preoccupante episodio di inquinamento dell’informazione” a proposito di un comunicato stampa diramato il 24 gennaio scorso dall’associazione dei discografici a commento dei dati contenuti nel “Digital Report 2008” dell’IFPI (vedi News). Nel divulgare in sintesi le risultanze del rapporto, osserva De Luigi, la FIMI vi ha aggiunto di sua iniziativa dati riguardanti il mercato italiano di cui lo studio non fa menzione, decisamente difformi da quelli che la stessa Musica e Dischi ha raccolto direttamente dalle aziende che all’associazione aderiscono: la FIMI parla ad esempio di una crescita del 44 % per la musica acquistata su Internet nel corso del primo semestre del 2007, mentre a M&D risulta (per l’intero anno solare) un aumento molto più contenuto, pari al 3,5 %; l’associazione di categoria indica in “Relax” di Mika il brano più scaricato dell’anno (senza peraltro indicare il numero dei download), mentre il mensile attribuisce questo primato a “Ti scatterò una foto” di Tiziano Ferro, 120 mila download contro i 27.500 del brano di Mika che non andrebbe oltre la ventesima posizione. Conclusione? De Luigi ne desume che il documento ufficiale è stato falsato, attraverso l’“aggiunta arbitraria” al rapporto IFPI “di dati commissionati ad hoc” da parte di un’associazione, la FIMI, “spesso più attenta all’esercizio del controllo del mercato attraverso dati manipolati piuttosto che agli sforzi per sviluppare la ripresa dell’intero settore”. E chiude con un attacco al suo presidente, Enzo Mazza, ipotizzando un futuro ridimensionamento dei suoi poteri “per evitare ulteriori danni a un’industria che ha urgente necessità di riprendersi dalla crisi”.
“E’ una polemica che non capisco, costruita sul nulla”, replica a Rockol il diretto interessato. “Abbiamo aggiunto quei dati nel comunicato perché sono quelli che ci vengono richiesti dai giornalisti e perché il rapporto IFPI non li comprendeva. E poi non sono confrontabili con quelli di cui parla De Luigi: in quel caso noi abbiamo fornito esclusivamente una cifra relativa al mercato Internet e non al digitale nel suo complesso, escludendo la telefonia mobile. Quest’ultima, come si sa, è in calo ed è logico che il dato aggregato risulti più basso. E’ vero piuttosto che in questo caso abbiamo voluto evidenziare l’andamento di un certo segmento di mercato e non di altri, ma questo non significa manipolare i dati e occultare la realtà: semplicemente volevamo dimostrare che anche in un settore in crisi e dominato dalla pirateria la domanda di musica legale su Internet risulta in crescita. Con questo non vogliamo sostenere che il mercato goda di ottima salute, basta andarsi a leggere le cifre che pubblichiamo sul nostro sito per capire la situazione. Spendiamo soldi per fare certificare i nostri dati da società di revisione e ci si fa passare per imbroglioni: questo mi sembra paradossale”. La discrepanza sui brani più scaricati?. “Il dato su Mika ci arriva dalla classifica annuale di Soundscan, che svolge questo servizio per il 90 % dei paesi membri dell’IFPI, Stati Uniti compresi. Le dichiarazioni che le singole aziende e i loro direttori commerciali fanno a Musica e Dischi , francamente, non mi interessano. E’ il dato certificato quello che va all’estero”.
Nel suo articolo, De Luigi prospetta un futuro incerto per la FIMI (su cui penzola la spada di Damocle della possibile uscita della EMI dall’IFPI e da tutte le sue affiliate, vedi News), e per lo stesso Mazza, nel centro del mirino dopo le ripetute polemiche con Pippo Baudo a riguardo del Festival di Sanremo, con membri delle istituzioni (a proposito del file sharing e di altre questioni) e con rappresentanti di altre organizzazioni di settore. “Il pericolo EMI mi sembra già rientrato”, risponde Mazza. “Quanto al mio futuro in FIMI, il mio mandato, così come quello dell’intero direttivo, scade a maggio. Come ho fatto quando mi è stato chiesto di fare il presidente, intendo mettermi a disposizione anche per il futuro, e non mi risulta che sussistano problemi di sorta: forse li hanno altre organizzazioni o altri soggetti che soffrono la presenza di FIMI. Le polemiche con Baudo e con le istituzioni? Anche quelle fanno parte del ruolo che svolgo”.
Infine, la controreplica di De Luigi: “Non abbiamo inteso incriminare nessuno per truffa o brogli, abbiamo semplicemente fatto rilevare ai nostri lettori quella che, a nostro avviso, è stata una grave scorrettezza: e ancor più grave ci sembra, oggi, il fatto che Mazza non si renda conto che avere integrato la comunicazione dei dati del Rapporto IFPI con dati che in esso non erano contenuti, per di più senza citarne la fonte, sia stata una scorrettezza. Inoltre, a proposito delle discrepanze fra i dati dichiarati dalle aziende e quelli certificati da società di revisione di fiducia sembra invece a noi paradossale che la FIMI spenda i propri soldi per divulgare cifre che le stesse aziende associate a FIMI smentiscono: se poi Mazza è contento perché all’estero finiscono dati non corrispondenti alla realtà il problema non ci riguarda, dovrebbe piuttosto riguardare le aziende che coprono i costi della FIMI con i propri finanziamenti. Ed è solo questo l’aspetto della vicenda che abbiamo voluto mettere in luce”.
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