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NEWS   |   Industria / 29/02/2008

Ricerca NPD: 'La metà dei teen ager americani non compra più cd'

Ricerca NPD: 'La metà dei teen ager americani non compra più cd'
La ricerca di NPD Group che attribuisce ad iTunes il secondo posto tra i rivenditori di musica negli Stati Uniti (vedi News) non ha convinto tutti gli osservatori, per il tipo di campione e le metodologie di indagine adottate. Ciò nondimeno offre altri spunti interessanti, o preoccupanti secondo i punti di vista: in particolare la conclusione che la quasi metà (48 %) dei teen ager americani nel 2007 non ha comprato neppure un cd (erano il 38 % l’anno precedente). Il Los Angeles Times, che ha ripreso la notizia, ha fatto le sue verifiche sul campo, intervistando ragazzi in età scolare e giovani lavoratori: una per tutte, tale Mallory Portillo, impiegata ventiquattrenne di Santa Monica, che ha spiegato di non entrare in un negozio di dischi da cinque anni ma di spendere oltre 100 dollari al mese per comprare musica on-line (rivolgendosi ai siti illegali quando non trova quel che cerca su iTunes e le altre piattaforme legali). Il vantaggio? Si evita la seccatura di dover copiare il cd sul laptop, quando si vuole trasferire i file sull’iPod. “Sperando poi di non dovermi pentire”, aggiunge, “se l’edizione in cd del venticinquennale di ‘Thriller’ diventerà un giorno un oggetto da collezione”. Non è l’unica a pensarla così, ovviamente: secondo NPD, l’anno scorso un milione di americani ha smesso di comprare cd tout court. “E’ una tendenza, ma si affievolirà perché ci sono persone che vorranno sempre e comunque il prodotto fisico”, sostiene però Ted Cohen, dirigente di una società di consulenza sui media digitali, TAG Strategic.
Altra sorpresa: i teenager, sempre secondo NPD, non sono neppure i consumatori più assidui di musica digitale (quella legale, almeno). Dei 29 milioni di americani che comprano legalmente album e canzoni su Internet (il 21 % in più dell’anno precedente), la maggior parte sono di età compresa tra i 36 e i 50 anni. E’ il caso, si chiedono gli osservatori, che le case discografiche cambino strategia e puntino di più sui loro cataloghi storici invece di inseguire affannosamente le novità?