Asa: 'Nelle mie canzoni la speranza e i problemi dell'Africa'

Si chiama Asa (ma si pronuncia "Asha"), ha venticinque anni e descrivere la sua musica con una sola parola non è semplice: mescolate un po' di pop, di reggae e di soul a una buona dose di afro-beat e otterrete la formula che più si avvicina a quella del suo album di debutto, che ha intitolato semplicemente con il suo nome.

Nigeriana di Lagos, l'unico posto in cui ritiene di sentirsi "davvero a casa", ha vissuto per lunghi periodi a Parigi, dove ha scelto di registrare il suo disco "perchè molte canzoni sono nate in Africa, avevo bisogno di cambiare aria. Poi, naturalmente, anche per un aspetto tecnico: gli studi francesi sono meglio attrezzati dei nostri".
Dopo aver ascoltato le sue prime undici canzoni, forse ci si potrebbe aspettare una ragazza diversa, attenta ai problemi del suo Paese, certo, e pronta ad esporsi per questo, ma anche più timida; in fondo questo è pur sempre il suo debutto.
Invece si dimostra immediatamente carismatica e molto sicura di sè, ed è subito chiaro che ad unirla alla sua terra è un legame fortissimo: "Tutte le mie canzoni parlano di un mio punto di vista personale riguardo alla situazione dell'Africa", spiega Asa, "è importante svegliare la gente, far capire loro che un problema c'è, si manifesta adesso, sotto i loro occhi, e va risolto. Dobbiamo sforzarci di trovare una soluzione insieme, questo canto, ma i miei brani sono anche ricchi di speranza".
Nel suo primo singolo, che si intitola "Fire on the mountain", la cantante parla proprio di questo e lo fa con una metafora: chi non presta attenzione alle scintille, cita il testo, non potrà che correre quando scoppierà l'incendio.
"Mi ritengo una cantastorie, anche questo mi lega alle mie origini", ha precisato, "quella canzone è accompagnata da un video particolare che ne riprende lo stile: mentre io canto un testo forte su una melodia allegra, le immagini mostrano un contrasto di scene di guerra e bambini che giocano, barili di petrolio che spruzzano acqua colorata. Questo perchè c'è speranza".
Il prossimo singolo che rappresenterà Asa e la sua prima pubblicazione si intitolerà "Jailer", un brano che reinterpreta il proverbio "Hai raccolto ciò che hai seminato" utilizzandolo per denunciare tutte le forme di schiavitù odierne, ma il suo pezzo preferito è un altro.
"Mi piace 'Eye adaba', che in lingua Yoruba significa colomba della pace. Nasce da una riflessione che faccio spesso quando mi trovo a Parigi. Lì basta schiacciare un bottone e si accende la luce, sali sulla metropolitana e magicamente vieni portato dove vuoi. In Nigeria le giornate sono diverse, mille difficoltà anche per le cose semplici, notizie scoraggianti, eppure a fine giornata abbiamo ancora voglia di sorridere", ha raccontato gesticolando, "è una canzone di speranza e pace".

Per dare vita a questi brani (che comprendono, tra gli altri, anche "So beautiful", "Subway" e "360" ) Asa ha ascoltato molta musica "di tutti i tipi, amo tutta la storia della musica nigeriana perchè quella di un tempo era genuina, spinta dall'amore e molto attenta ai fatti politici. Oggi purtroppo hanno preso piede prodotti importati dall'estero che parlano di donne, soldi e galera". L'artista ha poi continuatoi citando tra le sue fonti d'ispirazione Buena Vista Social Club, Ella Fitzgerald, Fela Kuti ma anche nuove voci come quella di Amy Winehouse, Duffy e "Katie Melua, con la quale mi piacerebbe collaborare".
Accompagnata dalla sua chitarra, quattro musicisti e una corista, Asa sarà in concerto in quattro città italiane nel mese di marzo: a Roma il 12, a Milano il 13, a Firenze il 14 e a Torino il 15.
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