NEWS   |   Italia / 20/02/2008

Tricarico a Sanremo: 'Con 'Vita tranquilla' invito la gente a lasciarsi andare'

Tricarico a Sanremo: 'Con 'Vita tranquilla' invito la gente a lasciarsi andare'
Spesso le case discografiche chiedono all’artista che producono di scrivere alcune note da inserire nel comunicato stampa. Spesso e volentieri gli artisti accontentano questo tipo di richiesta.
Tricarico non rientra al cento per cento in questa categoria di artisti così diligenti, e alla conferenza di presentazione del suo nuovo album dal titolo “Giglio”, in uscita per la Sony BMG, il cantautore milanese si presenta gentile e distinto, con un sacchettino dal quale estrae un piccolo omaggio per i giornalisti e un foglio di carta per ognuno dei presenti, scritto a mano: “Dovrei scrivere una presentazione per il disco – scritto di seguito per dieci volte –, non ho scritto una presentazione per il disco. Buon ascolto, Francesco”.
Questo è Francesco Tricarico, riflessivo, creativo e un po’ nascosto nel suo mondo, che ritorna sulla scena musicale a quattro anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo disco, “Frescobaldo nel recinto”. E sulla scena ci ritorna in prima linea, partecipando alla cinquantottesima edizione del Festival di Sanremo (vedi News) con il brano “Vita tranquilla”: “Sono sorpreso, in senso positivo, della mia partecipazione al Festival”, spiega l’artista, “In un mese mi sono successe molte cose, e questa esperienza è molto stimolante. Ci sono cose brutte e belle, che sono comunque una palestra per il mio cervello che si deve allenare per adattarsi a delle situazioni anomale rispetto a quelle a cui è abituato di solito”.
C’è già chi pensa che il titolo “Vita tranquilla” sia un riferimento allo storico brano di Vasco Rossi, “Vita spericolata” (“Ad essere sinceri non ci ho nemmeno pensato”), e c’è già chi lo paragona a Rino Gaetano e ad Adriano Celentano: “Gaetano è uno dei più grandi interpreti della musica italiana, ha scritto brani universali in cui è normale che ognuno si possa ritrovare”, spiega Tricarico, “Un po’ come Adriano Celentano. Mi ha fatto molto piacere per esempio che abbia interpretato ‘La situazione non è buona’ che ho scritto io. A livello personale è stato un riconoscimento per tutto quello che ho fatto in questi anni. Mentre scrivevo questo brano pensavo a chi lo avrebbe potuto interpretare e Adriano era una delle persone più adatte: è speciale perché può permettersi di cantare qualsiasi tipo di canzone”. “Sono lusingato che mi si paragoni a questi due grandi della musica italiana, ma penso poi che l’idea ed il pensiero che c’è dietro ogni mia canzone prescinda un po’ da tutto e dalle varie influenze”.
“Nel brano che porterò a Sanremo”, precisa Tricarico, “parlo dell’insoddisfazione che si ha davanti alle cose che si raggiungono. Si cerca sempre qualcosa, poi si raggiunge l’obiettivo e ci si accorge che non è cambiato nulla. Questo succede quando l’obiettivo è una cosa esterna a noi stessi. Penso invece che la sfida più grossa sia quella di cercare qualcosa che c’è in sé ed accorgersi della voglia di tranquillità, della voglia di restare in equilibrio e di passare in mezzo alle cose belle e alle cose brutte, meravigliandosi di tutto e niente. Si, forse su una cosa sono ‘spericolato’: nel lasciarmi andare e nel mettermi in gioco”.
Sul palco dell’Ariston durante la serata dei duetti (vedi News), Tricarico sarà accompagnato dal Mago Forest: “Ci siamo incontrati ed è nata una bella idea di come rappresentare il brano. Forest non canterà e non farà il prestigiatore, semplicemente metterà in scena una usa interpretazione del pezzo: entrerà sul palco in maniera molto delicata, molto eterea e poetica. Ci sarà una sorpresa di cui però non posso dire nulla”.
All’interno dell’album, che verrà pubblicato dopo Sanremo, saranno presenti dodici canzoni, alcune delle quali realizzate in collaborazione con Trilok Gurtu, percussionista jazz indiano: “Trilok è uno dei più grandi musicisti viventi, per cui averlo come ospite in alcuni brani è stato fantastico. Ha portato la sua magia, è venuto in studio con tutti i suoi strumenti. E’ uno che racconta degli aneddoti di storia vera: parlava di Miles Davis e noi stavamo ad ascoltarlo a bocca aperta”.
“Realizzare questo album è stato un percorso abbastanza tortuoso”, prosegue Francesco, “Dentro di me a volte ho un grande caos che poi devo organizzare nel migliore dei modi. La musica per me è necessità, mi da piacere e mi serve per portare in vita cose che non hanno forma. Stiamo vivendo un periodo in cui è facile chiudersi in se stessi, perché se invece si rimane aperti c’è il rischio di doversi mettere in gioco. Puoi chiuderti e non accettare niente oppure puoi aprirti a tutto e abbandonarti alle cose. Non so se la parola esatta per definire tutto ciò sia ‘sensibilità’: semplicemente osservo ciò che accade e scrivo una canzone, poi cerco di capire se a qualcuno può piacere e se qualcuno ci si ritrova”.
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