Via alla ‘Unigram’: Universal e PolyGram si preparano alla fusione

Ha già un nome provvisorio, UniGram, la nuova compagnia discografica che nascerà dalla fusione delle atttività discografiche di PolyGram e Universal, riunite sotto l’ombrello comune del gruppo canadese Seagram dopo che quest’ultimo ha rilevato la major olandese dalla Philips per 10,6 miliardi di dollari.
Sul futuro profilo organizzativo della “UniGram”, sul chi va e chi resta nonché sulle implicazioni di mercato derivanti dalla nascita del maggior gruppo discografico del mondo si stanno scatenando le supposizioni e le previsioni degli osservatori come dei diretti interessati, dirigenti e maestranze impiegate presso le due case discografiche.
Sotto i riflettori, naturalmente, il presidente e direttore generale di PolyGram Alain Levy, il cui destino futuro non è ancora chiaro: secondo la maggioranza degli osservatori, Levy starebbe ancora attendendo un’offerta concreta da parte del nuovo “padrone” della PolyGram Edgar Bronfman, jr, presidente della Seagram. E se, come si ipotizza da più parti, l’offerta in questione dovesse concretizzarsi nella proposta di guidare le attività internazionali della nuova holding discografica, lasciando a Doug Morris il compito di gestire gli interessi del gruppo negli Stati Uniti, la dipartita del numero uno PolyGram sarebbe quasi inevitabile: nelle parole di uno dei suoi luogotenenti (che mantiene comprensibilmente l’anonimato), “quando sei stato il re del mondo, perché dovresti accettare di diventare il re di mezzo mondo?”.
La probabile uscita di scena di Levy, aggiungono altre fonti, provocherebbe automaticamente le dimissioni di gran parte dell’attuale team dirigenziale della PolyGram, a cominciare dal presidente di PolyGram Music Group Roger Ames e da Michael Kuhn, presidente della divisione cinematografica del gruppo (che lo stesso Kuhn sarebbe interessato a rilevare, con l’appoggio della società televisiva francese Canal + , attraverso un’operazione di “management buyout”).
Un ruolo importante nella nuova struttura dovrebbe giocarlo invece Jorgen Larsen, attuale presidente di Universal Music International alle dirette dipendenze di Morris, a cui toccherebbe il comando delle operazioni internazionali del nuovo colosso discografico, nel caso in cui Levy decida di uscire di scena.
Ma un secondo interrogativo aleggia sul futuro della “UniGram”: le decisioni delle autorità antitrust europee, il cui eventuale veto all’operazione potrebbe ritardare o bloccare del tutto gli effetti della vendita entro i confini del mercato comune. Portavoce degli organi competenti hanno anticipato l’intenzione di istruire un’indagine accurata per verificare se la nascita di un gruppo che in Europa controllerà il 25-28 per cento del settore discografico possa mettere a rischio le condizioni di libera concorrenza sul mercato, soprattutto per quanto riguarda la determinazione dei prezzi di vendita.
Di fronte ai vertici della Seagram si profila un osso duro: si tratta del commissario Karel Van Miert, capo del DG4 (l’organismo competente in materia di concorrenza nell’ambito della Commissione Europea), l’uomo che contro il parere contrario dei suoi 11 colleghi di commissione ha bloccato qualche giorno fa la fusione nel settore della pay-tv tra Bertelsmann, Kirch e il gruppo lussemburghese CLT-Ufa.
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