Così parlarono i Chumbawamba: Sanremo, il Papa, la Nike e la polizia italiana

Di passaggio in Italia, la band inglese ha esternato a lungo davanti alla stampa presso la Emi di Milano.
“C’è qualcuno che ci attacca, arrabbiato perché dice che abbiamo fatto i soldi. I soldi li vedremo a marzo, e più che altro li useremo per pagarci 15 anni di debiti. Se poi c’è qualcuno che non approva il fatto di concedere la musica per uno spot pubblicitario, ci dispiace, ma se il capitalismo ci dà l’opportunità di far circolare un messaggio anticapitalista, sarebbe stupido non approfittarne. Ad esempio: una trasmissione televisiva inglese ci ha ospitati, e adesso la Virgin ce l’ha con noi perché in tv abbiamo detto che possiamo capire chi ruba nei grandi magazzini. Noi lo abbiamo fatto per anni. Se uno non ha niente, cosa deve fare? E poi comunque quei supermercati e megastores vengono costruiti da grandi compagnie che rubano ben altre cifre alle tasse, ai clienti e ai loro stessi dipendenti sfruttati. Un tizio che ruba un paio di scarpe Nike viene sbattuto in una cella, mentre la Nike che approfitta delle paghe da fame del Messico per chiudere le fabbriche americane e aprirle oltreconfine viene ammirata dagli esperti di economia”.
E se rubano i vostri dischi?
“Chi se ne frega!” è la pronta risposta della blucapelluta Alice Nutter. “Non siamo attaccati al successo, sappiamo che sarà difficile che continui: siamo solo un gruppo anarchico che ha imbroccato un pezzo che è piaciuto. Non abbiamo un punto di vista molto popolare di questi tempi, ma tenteremo di approfittare del momento favorevole per comunicare le nostre convinzioni e divertirci”.
Si parla anche di Italia: “Saremo ospiti del festival di Sanremo. L’Italia ci piace, soprattutto i centri sociali, che in Inghilterra praticamente non esistono più, grazie alla politica miope del governo Blair, che ha tagliato i fondi. Il Leoncavallo, in particolare, è un modello per tutti i centri sociali. Certo in Italia succedono anche cose strane, come quando hanno arrestato il nostro cantante a Firenze”.
Spiega Danbert Nobacon: “Indossavo una gonna, e per questo mi hanno fermato per un controllo. Purtroppo ero senza documenti. Mi hanno messo in cella, dove c’erano due bambini di dieci anni. E’ normale, da voi? Io sono stato arrestato già due volte in Inghilterra, e non lo avevo mai visto”.
Infine, ce n’è anche per Giovanni Paolo II.
“Lo abbiamo visto ieri. Forse è pazzo. Diceva a tutta quella gente: ‘Piove, Dio è triste perché me ne sto andando da Cuba. Ma la mia visita cambierà la storia del paese’. Ha un’opinione molto alta di sé. Tira in ballo Dio, ma la cosa è molto più semplice: lui sta usando Castro e Castro sta usando lui”.
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