Lévy (Vivendi Universal): 'Hands e la EMI seguano il nostro esempio'

Lévy (Vivendi Universal): 'Hands e la EMI seguano il nostro esempio'
I media di settore, in questi giorni, pendono dalle labbra di Guy Hands, l’uomo nuovo della EMI e della discografia che tanto sta facendo discutere e parlare di sé (vedi News). Ma in un’intervista pubblicata mercoledì scorso, 16 gennaio, dal Financial Times l’ad di Vivendi, Jean-Bernard Lévy, rivendica alla Universal il ruolo di leadership economica e morale del mercato, dichiarando che la sua casa discografica “ha la risposta per l’industria musicale”, e che forse Hands deve semplicemente “fare quello che abbiamo già fatto noi”.
“Se si guarda ai nostri due maggiori mercati, Stati Uniti e Francia, si vede che Universal controlla oltre il 30 per cento delle vendite, e la EMI meno del 10 per cento”, premette Lévy prima di sfoderare i dati di cui va orgoglioso: “Nel 2003 avevamo un margine operativo del 3 per cento. Abbiamo tagliato le spese per 500 milioni di dollari, incluse le riduzioni del personale, l’outsourcing di parte delle attività, le fusioni tra etichette, il forte contenimento dei costi nel settore IT. E nel 2007, in un mercato oggettivamente difficile e in un settore come quello dei beni di consumo, abbiamo ottenuto un margine operativo del 12 per cento guadagnando quote di mercato ovunque. Se guardiamo ad altri prodotti in vendita nei supermercati Tesco, Wal-Mart o Carrefour, penso che siamo messi piuttosto bene. E’ vero, una volta lo stile di vita e i profitti dell’industria musicale erano tutt’altra cosa. Ma forse erano quelli a essere anormali”. Lévy elogia il boss di Universal Music Doug Morris (“si avvicina alla pensione, ma il problema della sua sostituzione non è ancora nella nostra agenda”), e ne elenca i meriti: tra i principali, quello di essersi sottratto alle aste multimilionarie per accaparrarsi le pop star sulla piazza, e avere portato alla major nuovi talenti molto appetiti dai concorrenti come Black Eyed Peas, Mika, Kanye West e Amy Winehouse. “Amy non fa musica facile, anzi piuttosto sofisticata. E se sei milioni di persone hanno comprato il suo disco vuol dire che dobbiamo smetterla di vedere tutto nero, di ripeterci che l’industria musicale sta crollando, che siamo alla catastrofe e alla fine di tutto”. I proponimenti per il futuro? “Saremo estremamente vigili. Vogliamo essere reattivi, attenti all’evoluzione della domanda del consumatore. Saremo innovativi, lanceremo nuovi modelli di consumo basati sulla pubblicità e sull’abbonamento, faremo molte partnership. E conserveremo sempre un atteggiamento positivo”.
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