Divorzio Radiohead-EMI, botta e risposta tra Hands e Yorke

Divorzio Radiohead-EMI, botta e risposta tra Hands e Yorke
Questione di soldi o di indipendenza artistica? A cavallo tra anno vecchio e nuovo, e in un clima ben poco natalizio, il divorzio tra i Radiohead e la EMI (vedi News) continua a tenere banco sulla stampa e su Internet. Merito, o colpa, di Guy Hands, il nuovo boss della casa discografica inglese che ha deciso di vuotare il sacco enunciando in dettaglio la sua versione di fatti. “I Radiohead volevano una straordinaria quantità di denaro e non ci sembrava giusto che toccasse agli altri artisti sovvenzionare i loro guadagni”, ha dichiarato un suo portavoce al Times; secondo Hands, infatti, la EMI avrebbe proposto al gruppo di Oxford di rinnovare il contratto discografico in cambio di 3 milioni di sterline, poco più di 4 milioni di euro: offerta rifiutata dai Radiohead che puntavano a una cifra più che tripla, 10 milioni di sterline (13 milioni e mezzo di euro). “E’ una bugia, e prima di pubblicare porcherie del genere il Times farebbe meglio a verificare i fatti”, è stata la secca replica di Thom Yorke sul sito ufficiale dei Radiohead, Dead Air Space. “Non abbiamo chiesto un sacco di denaro; quel che volevamo era esercitare un controllo sulla nostra opera e sul modo in cui la EMI l’avrebbe utilizzata in futuro. Dal momento che il signor Hands non era interessato, ci siamo fatti il segno della croce e, con rammarico, ce ne siamo andati”. “Siamo molto irritati dal fatto che tutta questa brutta storia sia stata resa pubblica”, continua Yorke nella sua replica via Internet. “Lavare i panni sporchi in pubblico sembra un modo molto strano di procedere per il responsabile di una casa discografica internazionale. Giudicate voi: non abbiamo preso anticipi sul nuovo disco né da XL né da TBD, e siamo molto eccitati dalla prospettiva di lavorare con loro. Almeno non si comportano come elefanti frastornati in un negozio di cristalli”.
Il nocciolo della questione, secondo la versione del gruppo, riguarderebbe dunque la restituzione dei copyright sul vecchio catalogo del gruppo. “Abbiamo venduto 25 milioni di dischi”, ha spiegato uno dei manager dei Radiohead, Bryce Edge, “e su quei sei album vantiamo dei diritti morali. Volevamo avere voce in capitolo quando si tratterà di decidere come sfruttarli in futuro. Non cercavamo grossi anticipi o un investimento di marketing garantito (si è parlato di 3 milioni di sterline). Le discussioni tra noi e la EMI non sono mai arrivate fino a quel punto”.
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