Parigi, 16.000 spettatori per Gabriel, Springsteen e Morissette

Parigi, 16.000 spettatori per Gabriel, Springsteen e Morissette
Su "La Repubblica", Laura Putti racconta il concerto di Bercy promosso da Amnesty International per celebrare il cinquantenario della Dichiarazione dei diritti umani. Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Tracy Chapman e Yossou N'Dour sono descritti come i "quattro moschettieri": «ieri dalle 6 del pomeriggio all'una di notte, insieme ad altri musicisti, i quattro hanno animato un concerto denso ed emozionante. Della lunga avventura musicale si sono concessi la prima parte, lasciando la notte agli invitati: ad Alanis Morissette, ai Radiohead, che nell'88, quando Gabriel e compagni visitavano il mondo con Amnesty erano appena adolescenti; e a Page & Plant, quel che resta dei Led Zeppelin (...) Alle sei del pomeriggio sembra di essere tornati indietro nel tempo: Tracy, Bruce, Peter e Yossou, padroni di casa, danno il via alla festa con "Get up, stand up" di Bob Marley. (...) Tracy Chapman non è più impacciata, ha sostituito la timidezza con grandi sorrisi; il Boss è quello di sempre, ha il magnetismo della semplicità, un ragazzone con la fede al dito e dentro al cuore; Gabriel, la testa rasata e un po' appesantito, gioca in casa, lui che dopo Human Rights Now ha continuato a sostenere Amnesty e nel '92 ha fondato Witness, una videocamera in dono a chi può testimoniare violenza e torture in tutto il mondo. Yossou N'Dour, dopo 10 anni, non è più il ragazzo senegalese spaesato. (...) Dopo l'esibizione del supergruppo, Springsteen rimane solo sul palco, voce e chitarra, per un breve set: "The Ballad of Tom Joad", "Born in the Usa", "Workin'on a highway", "No surrender". A un certo punto la sua chitarra non si sente più e nell' attesa del cambio Gabriel, in francese, spiega: "Bill Graham, organizzatore del concerto, mi ha detto: una bella lista di musicisti, ma è tutta verdura, manca la carne. Signori, ecco la carne" e il Boss riprende a suonare tra i cori del pubblico. L'applauso di congedo è poca cosa rispetto a quello che accoglie il Dalai Lama. (...) Poi arriva Tracy Chapman. Che non crede agli orgogli di razza, che non ascolta i nuovi capi della Nazione Nera, e che non fa discorsi, canta e basta. "Stand on over", "Sorry", "Give one more reason", "Why", "Talkin' about the revolution". Ha un gruppo potente, la sua voce è sempre più straordinaria e profonda; lei crede in quello che canta e i sedicimila di Bercy credono in lei.
Tra un'esibizione e l'altra scorrono video di testimonianze e anche momenti del grande tour di Human Rights Now: il Cile, l' Argentina, le Filippine. Ma non è serata da arringhe, e il regalo più prezioso è il set di Peter Gabriel, che da anni non appare in pubblico, che ha annunciato il nuovo disco, forse, per il '99. Canta con Youssou N'dour "per la gente che soffre", e, sempre in coppia con il senegalese, regala una nuova canzone, un nuovo inno lento e trascinante come "Biko": si intitola "Signal to noise", nel prossimo millennio la ascolteremo spesso».
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