Scarichi gratis, paga la pubblicità: ecco Downlovers

Siamo in ritardo con la banda larga e nei consumi di musica digitale (segmento “mobile” e p2p esclusi), eppure l’Italia è uno dei primi paesi al mondo a sperimentare il download gratuito e legale, offerto in regalo agli utenti della Rete dalle aziende che usano Internet per farsi pubblicità. Succede grazie a Downlovers (www.downlovers.it), “start up” nata dal consociarsi di due giovani imprese milanesi, Kiver (aggregatore e distributore di contenuti digitali) e It’s Cool (agenzia di eventi e comunicazione), che sperano in questo modo di innescare un circolo virtuoso tra amanti del download (“downlovers”, appunto), artisti, etichette discografiche e marchi commerciali. E’ partita volutamente in sordina, la piattaforma, e non senza difficoltà (con qualche major discografica la negoziazione si è incagliata su percentuali e termini contrattuali). Ma intanto, ancora in versione “beta” e senza alcuna attività promozionale di sostegno, ha già raccolto col solo passaparola 25 mila utenti registrati e caricato a bordo partner importanti: la major Warner Music e le “indie” Sugar, edel e V2 tra le etichette musicali, Levi’s, Ferrero e Sony Ericsson tra gli “sponsor”. Basta accedere al sito, iscriversi e attendere una mail di conferma per scaricare gratuitamente qualunque dei 30 mila brani già disponibili, novità e back catalog di genere pop rock ma anche blues e jazz, latino e hip hop, musica strumentale e colonne sonore (il motore di ricerca permette di esplorare l’assortimento all’interno di ciascun genere musicale). Al momento in cui scriviamo, in cima alla Top Ten delle canzoni più scaricate figurano Ligabue col nuovo singolo “Niente paura”, il recente live dei R.E.M. e le “Bbc sessions” dei Led Zeppelin: nomi grossi, insomma, anche se nell’elenco mancano, almeno per ora, Bruce Springsteen e Vasco Rossi, Zucchero e gli U2. Non appena si dà il via al download, sullo schermo posizionato in home page va in onda uno spot pubblicitario della durata di 30 secondi: il perno, la merce di scambio intorno a cui ruota tutto il sistema. Ci guadagnano, teoricamente, tutti: i consumatori che scaricano a costo zero, senza rischi di denunce e senza pericolo di infettare il pc, gli artisti e le case discografiche che incassano in proporzione al download delle proprie canzoni, gli investitori pubblicitari in fuga da tv e giornali che hanno la chance di intercettare un pubblico giovane (11-34 anni il target di riferimento) sintonizzato sulle proprie proposte commerciali (perché se la musica oggi tutti la vogliono senza pagare, lo stesso non succede per i telefonini, le scarpe da ginnastica e i jeans). “Siamo appena agli inizi. Prima di Natale metteremo in rete una release intermedia. E per San Valentino 2008 sarà on-line una versione più o meno definitiva del sito, che in quel momento lanceremo con uno o più eventi promozionali sul territorio e con una comunicazione adeguata” spiega Riccardo Usuelli, l’ex general manager Sugar che da oggi entra ufficialmente in carica in qualità di direttore generale (vedi News) affiancandosi all’amministratore delegato Franco Gonella, uno dei fondatori di Vitaminic. Un “work in progress”, insomma, fondato però su una premessa realistica. “Parliamoci chiaro”, spiega Usuelli, “i nuovi rating Internet della Nielsen collocano eMule al quarto posto tra i siti più frequentati dal pubblico italiano. Non ci sono soluzioni tecnologiche o iniziative legali che tengano: il peer-to-peer è un fenomeno inarrestabile. Da qui la ricerca di un modello di business diverso, e un esperimento che ha già incassato le adesioni di molte aziende, delle principali organizzazioni di categoria e anche della federazione antipirateria: può anche essere un’occasione per recuperare credibilità nei confronti dell’opinione pubblica. Altri accordi con i fornitori di contenuti stanno per essere formalizzati in questi giorni. Si tratta di accettare il principio che su Internet si incassa di meno, ma da un maggior numero di ‘player’. Siamo i primi a muoversi su questo terreno, ma non ci illudiamo di essere gli unici”. Né in Italia, dove si attendono entro i primi mesi del 2008 le contromosse di alcune piattaforme digitali preesistenti (RossoAlice? Messaggerie Digitali?), né all’estero, dove sono già attive imprese come SpiralFrog (Stati Uniti) e, in Gran Bretagna, la We7 di Peter Gabriel”. “Onore al merito, lui è stato il più rapido di tutti anche se la sua offerta per il momento resta confinata al mondo Real World”, dice Usuelli. “E poi, come Spiral Frog, anche We7 adotta un tipo di pubblicità più invasiva, ‘caricando’ lo spot all’inizio del file e costringendoti a riascoltarlo ogni volta che riproduci il brano. A qualcuno potrebbe dare fastidio”.
Soddisfacendo molte delle richieste essenziali che arrivano dalla “base” degli utenti Internet (gratuità e facilità d’accesso al servizio, qualità garantita del prodotto: tutti i file sono compressi a 192 kbps), Downlovers non risponde per ora a un’altra domanda chiave del pubblico, l’interoperabilità tra sistemi e la libera disponibilità dei file. Il formato WMA con DRM incorporato fa sì che i brani scaricati non siano riproducibili sull’iPod e che siano soggetti a limiti d’uso: ascoltabili all’infinito e masterizzabili su cd, ma copiabili non più di 7 volte e trasferibili fino a un massimo di 5 dispositivi digitali. Non a caso tra i primi partner del progetto figura Warner Music, che del DRM è in tutto il mondo uno strenuo difensore. “Ogni casa discografica ha la sua policy, in materia di DRM”, risponde Usuelli. “Ma sono ottimista sul fatto che si possa, almeno in certi casi, farne a meno, e arrivare a un’uniformità di sistema. L’incompatibilità tecnologica ha già fatto troppi danni in passato”. Si tratta di un modello alternativo ad iTunes e ai negozi di download a pagamento? “Io credo che i due sistemi possano coesistere. E ne nasceranno altri, di modelli: sulla Rete lo spazio è infinito per definizione”. I prossimi passi di Downlovers? “La grafica è ancora molto ‘basic’ e verrà migliorata. Nei prossimi mesi implementeremo una serie di nuove funzionalità, aprendo una sezione dedicata agli artisti ‘unsigned’ e sviluppando l’area community in cui gli utenti possono interagire e consigliarsi la musica preferita: vogliamo essere qualcosa di più di un negozio di dischi virtuale. Contiamo di arrivare a regime entro la fine dell’anno prossimo. E intorno all’estate speriamo di potere già raccogliere, noi e i nostri partner, i primi frutti del nostro lavoro”. Gli obiettivi sono ambiziosi: aggiudicarsi per fine 2009 l’1% della torta pubblicitaria di Internet, 4 milioni e mezzo - 5 milioni di euro di ricavi, e nel frattempo aprire anche ai mercati esteri, presumibilmente un paio di paesi europei entro la metà del 2008.
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Massimo Bonelli (iCompany, Concerto del Primo Maggio)
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