I Subsonica contro l'Eclissi: 'I musicisti non raccontano più la realtà'

I Subsonica contro l'Eclissi: 'I musicisti non raccontano più la realtà'
Non che abbiano mai evitato di confrontarsi con le brutture, le tensioni e le angosce del vivere quotidiano, in passato. Anzi. Ma stavolta, cantando di guerra, di mafia, di violenza sui minori, di istupidimento televisivo, di clima (meteorologico e psicologico) impazzito, i Subsonica sono andati oltre, consegnando alle stampe (venerdì prossimo, 23 novembre), il disco più cupo e apocalittico del loro catalogo. Si intitola "L'eclissi" ma Michelangelo Antonioni non c'entra. "No, ce lo hanno suggerito i nostri amici del gruppo Wu-Ming. Cercavamo una metafora per raccontare il tempo presente, e la lettura in chiave astronomica è nelle nostre corde", racconta Max Casacci. "Non è un concept, ma un tema che lega molte delle canzoni del disco. Questo non è un periodo storico peggiore di altri, quel che allarma piuttosto è l'incapacità di percepire un futuro. Lo si comprende anche dalle scelte politiche che vengono fatte in tema di ambiente: si continuano a privilegiare interessi economici e di potere, come se non ne derivassero conseguenze, anche nel breve termine, per il pianeta intero. Lo stesso accade a livello personale, come abbiamo cercato di raccontare in una canzone intitolata 'Alta voracità': viviamo in un presente multiaccessoriato, popolato di oggetti che necessitano di continui update e che hanno perso la capacità di raccontare il trascorrere del tempo: fenomeni come lo stesso Second Life ci fanno smarrire il senso della realtà. Siamo esposti alla tirannia della mediocrità, oggi più che la costruzione paziente di sé conta l'esposizione superficiale di sé". Subsonica fustigatori di costumi? "No, per carità. Non volevamo fare una denuncia. Solo raccontare disfunzioni, contraddizioni che noi stessi viviamo tutti i giorni".
L'elettronica, cifra stilistica predominante dell'album, diventa così il modo di raccontare una realtà inquieta, caotica, glaciale (e "La glaciazione" è appunto il titolo del primo singolo). "Abbiamo ripreso il filo di 'Amorematico' ", spiega Boosta. "Nei due anni in cui siamo stati fermi io, Samuel e Ninja ci siamo misurati spesso con i dancefloor. Ma l'elettronica per noi non è un elemento posticcio da appiccicare a una melodia pop, è sempre stata parte integrante del suono e dello stile Subsonica. Però forse questa è la prima volta che la usiamo letteralmente per raccontare le canzoni, visualizzarle quasi in senso cinematografico": E che finisce per influenzare pesantemente anche lo stile vocale, aggiunge Samuel: "Reduce da tre o quattro anni di ascolti di musica quasi esclusivamente strumentale, ho cominciato a utilizzare la voce come si trattasse di una linea di sequencer o di tastiera, trovando forse una nuova formula che mi ha anche facilitato nel canto: inserire la voce in un tessuto intricato come la musica dei Subsonica non è mai stato facile". Un buio totale, quello de 'L'eclissi', o c'è ancora un barlume di speranza? I cinque rispondono democraticamente cedendosi la parola. "Ascoltate la ghost track, 'Corpo celeste', una canzone d'amore che ha il tipico doppio fondo dei nostri testi, una lettura sociale e una privata, sentimentale. Un primo raggio di sole alla fine dell'eclissi. Perché questo è un album cupo, sì, ma non disperato. Siamo consapevoi del tempo che viviamo ma non rassegnati. E l'eclissi è un ciclo, una fase, con un inizio e una fine. I raggi di luce, per fortuna, non mancano. Per questo abbiamo dedicato una canzone, 'Piombo', allo scrittore napoletano Roberto Saviano. In un tempo che sembra aver smesso di raccontarsi, lui e il suo 'Gomorra' sono stati una fonte importante di ispirazione. Abbiamo letto il suo libro, ne abbiamo parlato sul nostro sito e lui è stato così gentile da mettersi in contatto con noi. Abbiamo deciso di scrivere una canzone sul tema, ma siccome non volevamo sembrare quelli che mettono il naso in una realtà lontana da casa loro abbiamo chiesto a Meg, ex 99 Posse, di aiutarci. Poi ci siamo resi conto che lui non parla solo di una realtà locale: nella stessa Torino e nei suoi dintorni ci sono palazzine e case popolari espropriate alla criminalità organizzata che qualche coraggioso difende con un presidio quotidiano, e a Bardonecchia sono al confino alcuni dei personaggi più pericolosi della mafia. Insomma, non si tratta solo di chi muore ammazzato a pistolettate in Campania... Ne è venuto fuori un brano incalzante e rabbioso, come quello che abbiamo dedicato alla nostra amica Caterina (Farassino, fotografa e figlia di Gipo), morta in un incidente stradale: lei era una ragazza sempre allegra e entusiasta, e 'Quattrodieci' (la data della sua morte, ndr) è anche un inno alla vita". "Il bello di Saviano e degli altri autori della sua generazione", aggiunge Casacci, "è la loro capacità di raccontare la realtà in modo avvincente, come fossero Elroy o Tarantino. Da Giuseppe Gienna e dal suo 'Dies irae' abbiamo preso in prestito l'immagine di 'Canenero', il racconto di un abuso sessuale su minori. Gente come Tullio Avoledo, Fois, Morozzi, per non dire di Lucarelli, Ammaniti o dei nostri amici Wu-Ming e Luca Ragagnin, sono diventati i nuovi maître à penser delle nuove generazioni, quel che i musicisti indipendenti erano negli anni '90: usando il noir e il thriller raccontano la realtà in presa diretta, con tempi stringenti e un ritmo incalzante che ti avvince. Non che oggi manchi la qualità musicale, basta andare su MySpace per verificarlo, ma i musicisti sembrano aver abdicato a quel ruolo, mentre nei '90 Casino Royale, Afterhours, Almamegretta e Marlene Kuntz hanno segnato un'epoca. Non c'è più volontà di sfidare il mare aperto, c'è paura a smarcarsi da certe liturgie della musica indipendente. Si lavora più sottocute". Loro, da Torino, continuano a sentirsi in un punto d'osservazione privilegiato: "Con Chiara Pacilli", racconta Boosta, "ho girato un documentario, 'Surfin' Torino', che racconta la metamorfosi vissuta dalla città negli ultimi trent'anni. Fa un po' ridere che secondo alcuni tutto sia iniziato con le Olimpiadi invernali...Sono tanti i fattori che hanno fatto di Torino quel che è oggi: la realtà di fabbrica che oggi sta scomparendo, il circuito della musica a basso costo che ha portato qui prima che altrove nomi nuovi e importanti, la relativa lontananza dal cuore dell'industria musicale ci ha spinto a essere creativi e a rimboccarci le maniche. Il festival Traffic è un po' il riflesso di tutto questo, una testimonianza della trasversalità della città". Amanti della sperimentazione stilistica (per presentare il disco hanno commissionato a cinque giovani artisti contemporanei opere a tema con il titolo dell'album: il risultato è esposto alla Galleria neon>fdv/La fabbrica del vapore di Milano), i cinque hanno anche concepito una nuova idea di "stage" per i concerti che partono proprio venerdì da Jesolo ("L'unico posto, in Italia, con un palasport concepito appositamente per la musica"). Spiega Ninja, il batterista: "Saremo tutti allineati su un palco concepito essenzialmente come un monoblocco, niente frontmen e batteria alle spalle. I monitor scompariranno alla vista, incorporati nel sottopalco. Non ci sarà nulla che distragga dall'attenzione: nessun maxischermo, e l'illuminazione sarà tutta a base di soft led che fungono anche da elementi proiettivi. Volevamo evitare il classico show da concerto rock". "Non ci risparmieremo, come sempre", aggiunge Vicio, il bassista. "24 pezzi in scaletta, per due ore e un quarto di esibizione: nella prima tranche faremo cinque canzoni dal nuovo album, nella seconda, da febbraio, daremo più spazio ai pezzi de 'L'eclissi'. Le prime tre date sono già sold out, abbiamo cercato come al solito di contenere i prezzi dei biglietti: 18 euro". Sembrano vogliosi e determinati di rimettersi in pista, i Subsonica. "Sarà che siamo cresciuti, maturati", sospira Boosta malizioso. "Ci ha aiutato anche il fatto che negli studi di Casasonica avevamo allestito due stanze di scrittura, e quando uno sbottava poteva sempre andare dall'altra parte e trovare una sua valvola di sfogo. Così stavolta nessuno ha mai minacciato di lasciare il gruppo, o quasi. Io stesso sono stato più tranquillo del solito..." "La nostra astrologa", chiosa Samuel, "dice che siamo bene assortiti".
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