Carmen Consoli lancia il terzo disco (e una crociata in difesa di Pupo, Pooh e Rettore)

Carmen Consoli lancia il terzo disco (e una crociata in difesa di Pupo, Pooh e Rettore)
Dal 29 ottobre sarà nei negozi il terzo album di Carmen Consoli, "Mediamente isterica". «Il titolo? Il fatto è che io scrivo quasi sempre mentre ho le mie cose... Ma non è un disco autobiografico, anche se molte delle canzoni sono nate come reazione all'affacciarmi al mondo esterno», spiega la giovane catanese che si definisce "cantantessa": «Spinta dalla curiosità, sono scesa dall'albero di Cip e Ciop dove prima vivevo felice e convinta che la gente fosse buona. Quello che ho visto mi ha colpita e forse un po' corrotta, inquinata, perché ora sono più attenta a controllare la mia naturalezza. Ma è stato anche bello, perché questi aspetti deteriori sono affascinanti, un po' come i film dell'orrore che tutti guardiamo».
Sui testi, la cantautrice siciliana dice: «Uno dei temi dominanti sono i secondi fini delle persone, come in "Besame Giuda", su una persona che ha tradito i miei sentimenti; una figura chiave inoltre è quella dell'incantatore, colui che attira la gente nella propria rete». Cosa hai ascoltato in questi mesi? «Musica italiana, in particolare Marco Parente: il suo ultimo disco è un capolavoro. La nostra musica attraversa un momento di grazia, mentre dall'Inghilterra ci mandano Spice Girls, Blur e Oasis; quando assimileranno i nostri CSI e Battiato torneranno a mandarci roba buona. Perché i Radiohead mi piacciono, ma sono i Pooh con le chitarre distorte; la struttura dei pezzi di PJ Harvey è spagnoleggiante, con tutte quelle scale in minore. Il fatto è che noi abbiamo dieci idee, loro una sola, ma la sanno realizzare. Così dall'estero ci arriva Anouk, ma vale una Cristina Donà?».
«Ora con Paola Maugeri, Mario Venuti e una quarta persona che stiamo contattando vorremmo fare un disco di vecchie cose italiane, tradizionalissime: Pupo, i Ricchi e Poveri... Ridete? Guardate che la Rettore vent'anni fa faceva delle cose molto avanti».
E Carmen non disprezza nemmeno Sanremo. «Ci andrei di corsa, con l'orchestra e il vestito lungo come Mina negli anni '60. Io uso i mezzi televisivi per far conoscere la mia musica; se loro me la fanno fare come voglio io, non ho problemi. Non penso di andare perché dovrei scrivere un pezzo apposta, e ormai il disco è fuori. Ma sono convinta che sia più bello pescare una PJ Harvey tra Celine Dion e Whitney Houston che non nei festival alternativi». A febbraio il tour: «Penso ad ambienti piccoli, o club. Piuttosto faccio due volte una data, ma non mi va di andare in posti più grandi e freddi».
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25 ago
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