Canada, secondo il governo 'nessuna correlazione tra p2p e crollo del cd'

Sui rapporti tra download illegale e domanda di cd è già stato detto tutto e il contrario di tutto: sì, la pirateria su Internet è la responsabile numero uno del crollo delle vendite nei negozi; no, non c’entra niente e le cause sono da ricercarsi altrove. Di questo secondo avviso è un nuovo studio commissionato dal governo canadese dopo le rimostranze espresse dalla locale industria discografica a proposito della scarsa protezione pubblica e legislativa dei copyright. I ricercatori universitari che hanno condotto l’indagine intervistando 2.100 cittadini canadesi dai 15 anni in su (metà dei quali, grosso modo, hanno confessato di scaricare musica gratis da Internet) sostengono infatti che non si può parlare di correlazioni significative tra i due fenomeni: “Nella nostra analisi dell’intera popolazione canadese”, scrivono, “siamo stati incapaci di trovare una qualche relazione tra il numero di tracce musicali scaricate da reti p2p e il numero dei cd acquistati”. Lo studio nega anche altre interpretazioni correnti: che, al contrario, l’uso del file sharing stimoli all’acquisto dei cd favorendo la conoscenza dei prodotti disponibili sul mercato, ma anche che la domanda di prodotti musicali sia frenata dalla crescente destinazione del reddito disponibile verso prodotti concorrenti come dvd o telefoni cellulari (i canadesi che spendono di più per prodotti di intrattenimento sono anche i più forti consumatori di compact disc).
Quali ne siano le cause, la situazione della discografia canadese non è certo delle più floride: dal 1999 ad oggi il fatturato industriale ha subìto una flessione di ben il 45 %; secondo i dati forniti dalla Canadian Recording Industry Association nel 2006 i download legali dalla rete sono stati 20 milioni, a fronte di 1,3 miliardi di file musicali pirata scambiati.
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