Il best di Eros Ramazzotti: 'Penso all'oggi, ma sono fiero del mio passato'

Il best di Eros Ramazzotti: 'Penso all'oggi, ma sono fiero del mio passato'
Con un precedente come il “best of” di dieci anni fa, infiocchettato da duetti inediti con Tina Turner e Andrea Bocelli e premiato da sette milioni e mezzo di copie vendute nel mondo, Eros e il suo team non potevano far altro che pensare in grande, quando la casa discografica Sony BMG ha chiesto loro, da contratto, di dare alle stampe un’altra raccolta di successi. Così si è messa in moto la girandola di telefonate, di e-mail, di fax e infine di file musicali in continua andata e ritorno transoceanica e intercontinentale che ha portato all’assemblaggio del monumentale “e2” (per la tracklist completa del doppio Cd vedi le News già pubblicate da Rockol). Considerato che di mezzo c’erano tanti artisti americani, e i loro inflessibili avvocati artisti del cavillo contrattuale, portare a termine l’opera deve essere stato tutt’altro che uno scherzo: fatto sta che per mettere assieme tutti i pezzi del complicato puzzle c’è voluto un anno intero di lavoro (le prime incisioni con Gian Piero Reverberi e la London Session Orchestra agli studi AIR di Londra, compresa una epica “Musica è” da oltre dodici minuti con tanto di preludio e gran finale orchestrale, risalgono proprio all’ottobre del 2006). “E meno male che oggi ci sono Internet, la banda larga e le-mail. E il ProTools, che ci ha facilitato molto la vita in fase di missaggio”, spiega il cantante di Cinecittà. “Altrimenti col cavolo che saremmo riusciti a rispettare i tempi di consegna”. Anche se Ramazzotti s’è mosso poco, fisicamente (è andato a Cuba per registrare con i Rhythm del Mundo, a Dublino per incontrare i Chieftains e a Miami per girare il video di “Non siamo soli” con Ricky Martin: il resto sono tutti duetti e collaborazioni “virtuali”), è stata una sfacchinata lo stesso, insomma. Però anche un divertimento, una scoperta, un incontro di culture. “Gli inglesi sono seri e coscienziosi, ma ho avuto la conferma che noi italiani non siamo inferiori come tecnologia e approccio alle canzoni. Gli americani li conoscevo già abbastanza bene: quando lavorano non pensano ad altro, io invece durante le riprese del video a Miami mi fermavo a mangiare e a firmare autografi. Ricky m’è piaciuto perché è un ragazzo di cuore, niente affatto montato. Perché ho scelto lui per un duetto? Era adatto alla canzone e il reggaeton era un genere musicale che non avevo ancora approfondito: mi sono fidato della sua equipe, la canzone l’ho lasciata arrangiare e produrre a loro. M’ha solo spaventato l’idea di fare il video in mezzo a una strada, io preferisco lavorare in studio”. E un alternativo di culto come Jon Spencer, che c’azzecca? “Sono aperto a qualunque esperienza, musicalmente. Me l’ha proposto il mio collaboratore Bruno Buggiani, che con lui ha degli amici in comune. Volevo incuriosire anche chi non mi sopporta o non mi conosce, è lo stesso motivo per cui abbiamo scelto i Chieftains o Steve Vai. A tutti ho dato carta bianca: in qualche caso abbiamo dovuto modificare accordi e armonie, ma in generale tutto è filato liscio. Con Steve, per esempio, non c’è stato bisogno di cambiare una virgola. Mi sarebbe piaciuto che Santana intervenisse ex novo su ‘Fuoco nel fuoco’, invece, ma quello è stato il primo pezzo su cui abbiamo lavorato e non avevamo ancora le idee ben chiare sul progetto. Quando c’è arrivato il file abbiamo dovuto tagliare certi assoli che sovrastavano la mia voce. Avrei voluto fargliela rifare da capo ma non c’è più stata la possibilità. Chi altri avrei voluto? Mah, forse Peter Gabriel e Donald Fagen… O Stevie Wonder, con cui avevo avuto un contatto per il disco precedente che poi non si era concretizzato”.
Oltre al duetto con Martin, nel disco ci sono altri tre inediti: “ ‘Dove si nascondono gli angeli’ ”, spiega Ramazzotti, “esisteva già: volevo includerla in ‘Calma apparente’ ma all’ultimo momento è arrivato il duetto con Anastacia, ‘I belong to you’, e l’ho lasciata nel cassetto. La musica di ‘Ci parliamo da grandi’ l’ha scritta Guy Chambers, l’autore e produttore di Robbie Williams, anche se poi l’abbiamo affinata insieme: con lui a Londra abbiamo lavorato su sette-otto idee, ma questo è il pezzo che all’orecchio aveva il maggiore impatto. In quella canzone parlo del distacco necessario e doloroso tra genitori e figli, pensando a quando Aurora, che oggi ha 10 anni e mezzo, sarà più grande” (ma intanto, da papà premuroso e apprensivo, la cerca al telefonino: è in libera uscita per una festicciola tra amici). “A quell’età io ero stupido, i ragazzini di oggi sono svegli e hanno tutt’altro modo di intendere da vita. Buon sangue non mente, comunque: lei ama cantare e ha già scritto una canzone. Considerata l’età, non è niente male”.
Due giorni dopo l’uscita del disco (che arriva nei negozi domani, venerdì 26 ottobre) Eros compie 44 anni. Tempo di bilanci? “Se ripenso ai miei vecchi dischi mi rendo conto di come il tempo è passato velocemente. Però sono contento di essere ancora qui e di avere sempre qualcosa di nuovo da dire e da fare. Selezionare le canzoni per questo best non è stato per niente facile, mi sarebbe piaciuto mettere altri brani dai miei primissimi album, ‘Cuori agitati’ e ‘Nuovi eroi’; però la casa discografica premeva perché ci fossero tutti i singoli, i pezzi che sono arrivati più di altri al cuore della gente: questa fatica, comunque, è il segno che in tutti questi anni ho fatto un buon lavoro”. Ma allora perché ricantare un pezzo come “Una storia importante”? “Ho voluto lasciare la voce originale nelle risposte, così da mettere a confronto l’ieri con l’oggi. Non rinnego niente, neanche quella vocetta nasale che avevo agli inizi”. E il futuro della sua professione di cantante, non lo spaventa? “La discografia s’è fatta sfuggire Internet di mano. I Radiohead hanno avuto una buona idea, ma puoi farlo solo se non hai un contratto e il disco te lo paghi da te. Però così facendo togli anche lavoro a un sacco di gente: discografici, stampatori, negozianti. Il futuro? Chi vivrà vedrà, come cantava Rino Gaetano. Per ora penso all’immediato: niente tour, l’anno prossimo vorrei fare un concerto unico con tanti ospiti e amici”.
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