Sgt. Pepper, un Mi-To incrinato

Sgt. Pepper, un Mi-To incrinato
Con un cast così (ricordiamoli tutti, i “guest vocalists”, in ordine rigorosamente alfabetico: Badly Drawn Boy, Jarvis Cocker, Alex Chilton, Marianne Faithfull, Robyn Hitchcock, Russell Mael, Peter Murphy, Beth Orton e i Residents, accompagnati dal tastierista Todd Jaeger, dalla rock band californiana Baby Lemonade e dalla London Sinfonietta diretta da Jurjen Hempel) non poteva mancare il bersaglio, la rivisitazione del “Sgt. Pepper” beatlesiano inclusa nel cartellone di MiTo Settembre Musica e ospitata nell’ambito del MEET Milano (vedi News)venerdì 21 settembre. Merito della musica immortale dei Fab Four, ovviamente. Merito di alcune performance (non tutte) ispirate e di azzeccate accoppiate tra interprete e canzone. Merito anche di stuzzicanti e inattese scelte di repertorio nei bis che hanno chiuso l’ora e venti di concerto: come “It’s all too much”, un George Harrison per intenditori ripescato dall’album “Yellow submarine” che il direttore artistico Glenn Max ha scelto “per la sua brillantezza e perché merita di essere riportata alla memoria del pubblico”. “Per me”, aggiunge, “rappresenta l’essenza dei Beatles psichedelici accanto a ‘I am the walrus’ e ‘Strawberry fields forever’. Non volevo fare un greatest hits, e gli artisti erano d’accordo con me”.
Eppure non tutto è filato liscio, sul palco e dietro le quinte, prima e durante lo show. “Beh, per un evento così speciale ci sarebbe voluta una location altrettanto speciale. E invece siamo finiti in un parcheggio…”, racconta Max al telefono da Londra. “Quando sono arrivato sul posto ho potuto ammirare la modernità e la bellezza architettonica della struttura. Ma il retro era un disastro…Non puoi portare in un luogo simile un’artista della statura di Marianne Faithfull e non aspettarti che possa decidere di andarsene da un momento all’altro. E’ stato difficile, per me, convincere alcuni di loro che anche in quelle condizioni tutto avrebbe funzionato. Qualcuno ha reagito con apprezzabile senso dell’umorismo, qualcun altro ha provato un senso di frustrazione. Qualcuno, più fortunato da questo punto di vista, aveva meno tempo da trascorrere sul palco, altri ci sono dovuti restare più a lungo e si sono stancati non poco. Il fatto è che i camerini erano molto lontani dal sito del concerto. Non c’era un posto dove ci si potesse sedere confortevolmente o sdraiarsi, nessuna poltrona: fino al giorno del concerto quando, in seguito alle nostre proteste, ne hanno portata qualcuna. E non c’erano generi di conforto, le piccole e semplici cose di cui gli artisti hanno bisogno nel backstage: niente tè o caffè, niente acqua, né vino o birra, nessun pasto caldo. E’ stato un disagio per tutti ma non avevamo altra scelta che quella di tenere duro con quello che avevamo a disposizione”. E’ per quel motivo, allora, che Beth Orton e Marianne Faithfull non si sono presentate sul palco per i bis? “Beth, che pure ha fatto un ottimo lavoro sul palco, non si sentiva bene. Quanto a Marianne, ha avuto una giornata travagliata e non me la sono sentita di trattenerla contro la sua volontà. E’ stato difficile trovare un’auto per lei e quando è arrivata ho pensato fosse meglio lasciarla andare subito in albergo”.
Niente telecamere e troupe televisive: come mai? “La scelta spettava agli artisti, e molti di loro non volevano che venissero effettuate delle riprese. Ci tenevo a rispettare la loro volontà, e io stesso sono convinto che questo genere di spettacoli vada goduto dal vivo e sul posto. Vederlo a casa su un dvd significa perdersi gran parte della magia. Ma intanto ci sono già contatti per replicare lo show in altre città: anche se sarà quasi impossibile, ovviamente, avere lo stesso identico cast (a proposito, nelle ore precedenti il concerto circolava voce che anche Thom Yorke sarebbe stato della partita: ma Max smentisce categoricamente di averlo mai contattato). Altre note dolenti: un numero relativamente scarso di spettatori, 800 persone a occhio, rispetto alla portata dell’evento e al prezzo irrisorio di 5 euro (Max: “Con tutto quello spazio a disposizione è stato un vero peccato. Probabilmente un festival come questo non ha l’esperienza necessaria per promuovere un evento destinato a un pubblico pop”); e poi la tensione creatasi tra il pubblico in seguito alla decisione degli organizzatori di sistemare un centinaio di sedie nelle vicinanze del palco (“Io ho insistito tutto il giorno che le togliessero”, dice Max, “e sono contento che alla fine lo abbiano fatto. L’energia di un concerto rock’n’roll dipende dalla vicinanza tra pubblico e artista, quando la distanza è troppa tutti si sentono imbarazzati e a disagio”).
Nonostante i contrattempi e le magagne, il bilancio del direttore artistico è positivo: “Abbiamo avuto grande musica e belle giornate di sole. I Baby Lemonade hanno dimostrato grande dedizione, si può dire che da soli abbiano portato a termine metà dell’opera. La London Sinfonietta si è confermata un ensemble estremamente brillante che sa scegliere con cura i suoi progetti e i suoi repertori. E voglio ringraziare lo staff locale di produzione, i tecnici luci e audio che erano di ottimo livello professionale e che si sono dati un gran da fare. Tutto sommato, e date le circostanze, pensiamo di avere allestito un grande spettacolo. E ora che è passato qualche giorno sono sicuro che anche la maggior parte degli artisti abbia dimenticato le difficoltà e i disagi che ha dovuto sopportare e si renda conto di aver partecipato a qualcosa di speciale. Con un paio di eccezioni, forse…”.
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