Hard-Fi: 'Rimaniamo nel garage, nonostante il successo'

Colpisce la semplicità e l'umiltà con la quale questi ragazzi inglesi parlano della loro creatura, gli Hard Fi, ovvero una delle band di punta del nuovo rock inglese.

Nessun atteggiamento da divi, nessuna supponenza da star consumate: solo musica ed entusiasmo, senza patemi o complessi da "newcomer". E non stupisca il fatto che la promozione presso la stampa li abbia visti partire alle prime luci dell'alba da Londra alla volta di Milano per poi fare ritorno in serata: loro, del resto, vengono da Staines, cittadina nei pressi dello scalo aeroportuale di Heathrow alla quale sono molto legati. "Com'è stato finire, con il nuovo album ("Once upon a time in the west") in cima alle classifiche inglesi? Grandioso, senza dubbio", ci confermano Ross e Steven, rispettivamente chitarra e batteria: "Credevamo nel disco, ma non si può mai dire cosa succederà quando pubblichi un album. Schizzare subito i testa è stata una grande soddisfazione". Era alta la tensione, dopo il folgorante exploit dell'album di debutto "Stars of CCTV"? "Beh, sì, c'era molta attesa nei confronti di questo disco, ma la pressione non era dovuta tanto all'ansia da prestazione, quando al tempo che ci rimaneva per fare un bel disco. Perché alla fine non contano le settimane di permanenza nelle classifiche o la posizione raggiunta nelle chart: quello che vuole la gente sono bei dischi. E noi abbiamo cercato di farne uno". Farne uno in casa, occorre specificare, perché gli Hard Fi, nonostante le (lussuose) alternative offerte dalla major che li ha sotto contratto, hanno preferito rimanere nel loro garage per registrare il nuovo disco: "In sostanza 'Once upon a time.' è stato lavorato come 'Stars of CCTV', solo con un po' più di spazio, perché l'anno scorso la compagnia di taxi che occupava i locali di fianco alla nostra sala prove ha chiuso, permettendoci di 'allargarci'. Per il resto, però, nulla è cambiato: abbiamo scritto i pezzi un po' jammando tutti insieme, un po' lavorando su dei provini che - in alcuni casi - sono finiti tali e quali sul disco che è arrivato nei negozi". Un forte legame con la propria città natale - un sonnacchioso sobborgo di Londra, Staines - caratterizza gli Hard Fi. "Sì, viviamo ancora a Staines. Siamo legati alla città: dopo il successo del primo disco siamo stati in tour quasi due anni, e - nel progettare la realizzazione di un secondo - avevamo bisogno di un posto da chiamare 'casa', dove stare tranquillo con la tua famiglia e i tuoi amici. E così è stato". Un giudizio sui "colleghi" che affollano le pagine della sempre controversa stampa britannica? "C'è molta musica, in questo periodo, in Inghilterra: le band buone sono molte, come Klaxons, Hard Fi (ridono), e cinque o sei scarse. Oddio, non proprio scarse, ma più che altro poco originali: l'invasione della guitar band non ha lasciato troppo spazio all'originalità". E quando li vedremo in Italia? La risposta arriva rapida e "no frills", senza fronzoli, proprio come i voli che gli passano, nella piccola Staines, tutti i giorni sopra la testa: "Presto, molto presto".

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