SanremoLab, terzo giorno di lezioni

SanremoLab, terzo giorno di lezioni
La voce a farla da padrone. Anzi, le voci. Sono state loro le protagoniste della terza giornata di SanremoLab. La voce come strumento da accordare e curare nelle patologie funzionali, nella lezione di Elena Vivaldi, che ha ricordato una grande verità: “Non sempre siamo ciò che ci piace”. Ogni cantante ha una struttura vocale ed è indispensabile assecondarne la natura, il tutto condito dalla consapevolezza che solo una buona respirazione produce un buon canto.
Voci fuori dal coro, come i Khorakhanè, rivelazione di Sanremo Giovani dello scorso anno e provenienti dell’Accademia, che hanno dimostrato come si possa colpire al cuore l’Ariston anche senza portare un brano sanremese. In versione ridotta, si sono seduti al tavolo delle conferenze, hanno estratto una chitarra, suonato e cantato benissimo quattro brani con il microfono che serve solitamente a parlare. Molto rock and roll. Hanno fatto vedere che si può cantare ovunque ci sia un pubblico, perchè è lì che c’è vita: il resto è finzione o, quando va bene, rappresentazione.
Voci che hanno vinto Sanremo e poi hanno cambiato marcia, come Silvia Mezzanotte, che ha raccontato la sua strana parabola: “Ho cominciato molto giovane, con il piano bar. Poi, nel 1990, il festival tra le Nuove Proposte. Non ho combinato niente. Ero inesperta, sembravo Alice nel paese delle meraviglie. Non sapevo rapportarmi con nessuno. Sono tornata al piano bar e facevo i cori per altri artisti. Ho capito che, prima ancora di costruire una voce, il cantante deve sviluppare una personalità. Il lato umano viene prima di tutto, altrimenti il grande treno sarebbe passato senza riuscire a salirci”. L’Orient Express arriva nel 2000. I Matia Bazar cercano una voce per non morire. Con Silvia trovano il sole di Mezzanotte: “Cinque anni belli e intensi, tre festival, una vittoria nel 2002 con ‘Messaggio d’amore’. Subito dopo, l’addio. Ero a disagio, volevo esprimere quello che avevo dentro, espormi come donna, divertire ma lasciare anche una scia di pensiero. Così ho fatto, pur sapendo che sarebbe stata dura”.
Per una strana combinazione, il suo percorso è molto simile a quello di altri docenti di SanremoLab che l’hanno preceduta: Riccardo Sinigallia e Francesco Renga. Anche loro hanno abbandonato Tiromancino e Timoria per cercare se stessi. Una bella lezione per i 450 ragazzi alla ricerca della grande occasione: nemmeno il successo placa la voglia d’espressione. Meglio qualche zero in meno in banca che qualche cinque in più nella propria pagella d’artista o, peggio, nella propria coscienza.
Massimo Cotto
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