Billy Bragg: 'Case discografiche, restituite i dischi agli artisti'

Billy Bragg: 'Case discografiche, restituite i dischi agli artisti'
Nonostante i capelli bianchi e i cinquant’anni che compirà a dicembre, il “bardo di Woking” è attivo e combattivo come non mai. Nei giorni scorsi si è presentato ai cancelli del carcere londinese di Wormwood Scrubs in compagnia dell’ex Clash Mick Jones: scopo dell’iniziativa, ampiamente pubblicizzata dalla stampa, era quello di donare ai detenuti una mezza dozzina di chitarre nell’ambito di un programma di sostegno ed educazione musicale appropriatamente intitolato “Jail guitar doors” (dal titolo di un vecchio pezzo firmato da Jones e da Joe Strummer, a cui il progetto è ispirato: vedi il sito jailguitardoors.org.uk). Allo stesso scopo Bragg ha anche inciso un singolo per beneficenza, “Old Clash fan fight song”, che ha messo in vendita sotto il divertente pseudonimo di Johnny Clash sul suo sito Web ufficiale, mentre un nuovo album a suo nome, “Mr. love and justice”, è annunciato per il 2008.
Nel frattempo il cantautore inglese si prepara a tenere un discorso al Popkomm, la fiera dell’industria musicale in programma nei prossimi giorni a Berlino, nella veste di paladino dei diritti degli artisti che lo ha visto polemizzare di recente con i gestori di YouTube e di Flux (vedi News; tutto chiarito con i primi, spiega Billy, un po’ meno con i secondi). “Lavoro con Ian McLagan, che suonava negli Small Faces”, ha raccontato l’inglese al settimanale Billboard. “E ogni volta che ci fermiamo in una stazione di servizio sull’autostrada c’è sempre una compilation degli anni ’60 con un loro pezzo per cui lui non riceve un soldo. La vecchia idea di cedere i copyright vita natural durante è finita”. “Nei contratti che firmo”, spiega Bragg, “i miei album alla fine ritornano tutti a me… I dischi che hai fatto quando avevi vent’anni dovresti poterteli pubblicare da solo quando ne hai 50. Mac (Ian McLagan) ha diversi album solisti che potrebbe stampare e vendere ai concerti, ma non può perché ha ceduto a tempo illimitato i suoi diritti”. Bragg ha una sua visione precisa sul futuro del music business: “Il clima sta cambiando e l’industria discografica, da glaciale che era, si sta liquefando in qualcosa di molto più rapido e fluido, ma anche molto più difficile da controllare. Ciò non significa la fine dell’industria o della buona musica, ma solo che il modo di lavorare delle case discografiche deve cambiare. Quando la banca ti presta dei soldi per comprarti una casa, tu restituisci il denaro e ti tieni la casa. Le case discografiche ti prestano i soldi per fare un disco, tu glieli restituisci ma il disco resta a loro. Una volta che l’hai ripagato dovrebbe essere di tua proprietà, quel cavolo di disco, non loro”.
Attento com’è a queste problematiche, vien da chiedergli se Bragg sia pronto per un ruolo “politico” o istituzionale. Billboard lo ha fatto, ma lui si tira indietro: “Non puoi farlo ed essere contemporaneamente un musicista, non puoi farlo part time perché hai una responsabilità nei confronti di chi ti ha eletto. Sono ancora troppo indaffarato, come musicista. E poi in giacca e cravatta faccio schifo”.
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