Sub Pop ed Epitaph, nuovi programmi... e licenziamenti

Sub Pop ed Epitaph, nuovi programmi... e licenziamenti
Il mercato discografico ha il fiato corto in tutto il mondo, e così anche alcune delle maggiori etichette indipendenti americane, lasciatesi alle spalle la stagione dell’abbondanza, si trovano costrette a "tirare la cinghia": in altre parole, a tagliare i costi e a licenziare parte del personale.
Più o meno negli stessi giorni, sia pure con motivazioni molto differenti, si sono mossi su questa strada due dei marchi più conosciuti della scena indie americana, la Sub Pop di Seattle e la californiana Epitaph di Brett Gurewitz.
La prima, balzata agli onori delle cronache mondiali alla fine degli anni ‘80 grazie all’esplosione del grunge di Seattle e al lancio di gruppi come Nirvana e Soundgarden (ma anche Afghan Whigs e Sebadoh, band provenienti da altre città degli Stati Uniti), ha liquidato nei giorni scorsi cinque dei suoi 44 impiegati, compresi funzionari di vertice come il General Manager Amy Siedenwurm e il responsabile del retail marketing nazionale Bobbi Miller. "In ogni impresa di piccole dimensioni ci sono periodi di boom e periodi meno fortunati, e il ‘97 non è stato esattamente un anno di boom", ha commentato laconicamente il Chief Executive Officer dell’etichetta Jonathan Poneman. Negli stessi giorni, tuttavia, la Sub Pop ha anche gettato le basi per il suo futuro, firmando un importante accordo con il Sire Records Group in base al quale la società del gruppo Warner (gruppo che possiede anche il 49 per cento dell’etichetta di Seattle) si impegna a curare il marketing e la distribuzione di alcune delle sue emissioni di punta, a cominciare dal nuovo album dei Sebadoh, lasciando all’etichetta mano libera nella ricerca di nuovi talenti.
Molto più drastico il programma di austerity intrapreso dalla Epitaph, che in questi ultimi anni non è mai più riuscita a replicare i risultati del ‘94, quando, spinta dalle vendite record di "Smash" degli Offspring, raggiunse un fatturato di 50 milioni di dollari. Oggi, con un giro d’affari più che dimezzato, l’etichetta di Rancid, NOFX, Cramps e Wayne Kramer ha dovuto correre ai ripari licenziando il 40 per cento del personale, ridotto da 50 a circa 30 addetti. Il marchio leader della scena punk californiana anni ‘90, nelle intenzioni dei suoi dirigenti, dovrebbe tornare a essere quello che era agli inizi: un’etichetta "creativa" per la quale "l’artista viene prima di tutto", secondo il motto coniato dal suo fondatore Brett Gurewitz. Ma anche l’ex chitarrista dei Bad Religion non sta attraversando un buon periodo: Gurewitz ha dovuto infatti abbandonare temporaneamente il timone di comando per sottoporsi a un trattamento di cura dalla tossicodipendenza, ed è stato costretto ad arruolare un nuovo presidente, Andy Kaulkin, per affidargli la gestione operativa dell’azienda.
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