Rough Trade: 'Un futuro roseo per i negozi di dischi indipendenti'

Rough Trade: 'Un futuro roseo per i negozi di dischi indipendenti'
Ecco una voce assolutamente controcorrente, mentre in tutto il mondo chiudono le grandi catene di negozi specializzati, Tower Records negli Stati Uniti e Fopp in Gran Bretagna (anche se una parte dei punti vendita di quest’ultima, sembra, potrebbe rinascere sotto l’insegna di HMV). Spencer Hickman, che gestisce il nuovo, grande negozio di Rough Trade appena inaugurato nella zona Est di Londra nei pressi di Brick Lane (con palco per esibizioni dal vivo, nursery per tenere impegnati i bambini, ampi spazi dedicati al vinile e al merchandising, vedi News), è convinto che i negozi di dischi indipendenti abbiano davanti a sé un futuro roseo. “Penso che da qui a qualche anno ne sorgeranno parecchi", ha dichiarato al settimanale Music Week. "Perché? Perché tantissimi giovani continuano a comprare musica”.
Le sue affermazioni sembrano in netto contrasto con i dati ufficiali rilevati sul mercato (-10 % nelle vendite del secondo trimestre 2007, nel Regno Unito, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), ma Stephen Godfroy, uno dei tre titolari del marchio Rough Trade, spiega che il segreto sta nel proporre ai consumatori “un ambiente commerciale che non basa tutto sulla convenienza di prezzo, ma sul piacere di gironzolare e guardarsi in giro. E’ la personalizzazione del commercio al dettaglio. Al contrario i negozi non specializzati, con cui siamo in competizione, sono impersonali”. “Non saremo come HMV o Virgin”, conclude l’altro socio Nigel House, “vogliamo che la gente venga da noi e che ci rimanga per incontrare gli amici e farsene di nuovi. Saremo come una delicatessen, una gastronomia di lusso. Anzi, una musicatessen”.
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