Caso Peppermint, per i giudici romani la privacy viene prima del copyright

Doccia fredda sull’industria del copyright: i magistrati Paolo Costa e Antonella Izzo del Tribunale di Roma hanno respinto con due diverse ordinanze i ricorsi presentati dall’etichetta discografica tedesca Peppermint Jam Records e dalla casa di videogiochi Techland rispettivamente nei confronti di Wind e di Telecom a proposito del file sharing non autorizzato di contenuti protetti dal diritto d’autore. Le due società straniere, risalite con il supporto informatico della società svizzera Logistep agli indirizzi IP di utenti che praticavano la condivisione di file in Rete, volevano che i due operatori telefonici ne rendessero noti nomi e cognomi (e a questo riguardo Peppermint e Wind erano già arrivate a una transazione). I due giudici, tuttavia, hanno ritenuto illecito acquisire informazioni che violano il diritto alla riservatezza dei cittadini attraverso forme di indagini compiute privatamente. Nelle scorse settimane (vedi News), e sempre grazie all’attività di monitoraggio della rete svolta da Logistep, la stessa Peppermint aveva individuato 3.636 file sharer tra gli utenti di Telecom, cui aveva intimato di pagare una cifra simbolica per evitare di essere incriminati in tribunale; il caso aveva sollevato l’attenzione anche del Garante della Privacy, costituitosi in giudizio accanto alle associazioni dei consumatori Adiconsum e Codacons.
Il rigetto delle richieste di nominativi di utenti p2p avanzate dalle due società non chiude comunque una vertenza frastagliata e complessa, dal momento che nuove pronunce sono attese nelle prossime ore su altri casi che coinvolgono ancora Peppermint (l'etichetta dance di Hannover che pubblica i dischi di Mousse T.) e gli operatori Wind e Tiscali. Intanto, le ordinanze dei giudici Costa e Izzo hanno già provocato reazioni prevedibilmente contrastanti: approvazione da parte delle associazioni dei consumatori e del senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla governance di Internet nell’ambito del Ministero dell’Innovazione, piena condanna da parte dei discografici Mario Limongelli (presidente PMI) e Mario Allione, rappresentante della piccola e media industria presso la FIMI, mentre Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, ne ha preso spunto per riproporre la depenalizzazione dei reati di file sharing commessi senza scopo di lucro.
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