‘Sgt. Pepper’, un album-mito al MEET

L’album più importante della storia del rock nelle mani della più spregiudicata, vivace, anticonformista orchestra da camera in circolazione, la London Sinfonietta. Il “Remembering the Beatles - Sgt. Pepper’s and more” che la vedrà protagonista il 21 settembre prossimo a Fieramilano Rho in occasione della giornata inaugurale del MEET Milano (vedi News) è indubbiamente, almeno per gli appassionati di rock e dintorni, il piatto più stuzzicante nello sterminato menù del MI-TO, la manifestazione musicale intercittadina che a settembre invaderà piazze e sale da concerto di Milano e Torino (vedi News). “L’idea di un tributo orchestrale ai Beatles”, spiega a Rockol il direttore artistico della manifestazione Enzo Restagno, “era venuta a Franco Zanetti, consulente artistico del MEET, poi io l’ho sviluppata. Puntare su una semplice trascrizione sinfonica di ‘Sgt. Pepper’, che peraltro non sarebbe stata una novità, mi sembrava banale: personalmente sono del parere che la contaminazione pura e semplice tra pop e classica, la riproduzione al pantografo di un’opera popolare da parte di una grande orchestra sinfonica, dia sempre pessimi risultati. Per questo ho deciso di muovermi in un’altra direzione. Ho fatto una telefonata a Londra, ai responsabili della London Sinfonietta che sono gli inventori del crossover più intelligente: bravi come loro, in queste cose, ci sono forse solo i musicisti dell’Ensemble Modern di Francoforte. La Sinfonietta è abilissima nel reinventare ed è estremamente duttile, capace com’è di muoversi con organici agili e leggeri: sul palco col direttore Jurjen Hempel, credo, saliranno non più di 25 strumentisti. Discutendo con loro è nata l’idea di creare un nuovo arrangiamento, rispettoso però dello spirito e della verve originale delle canzoni. Una elaborazione sofisticata che potesse incanalare quelle musiche verso approdi stilistici più aggiornati nella scrittura strumentale, anche attraverso l’uso dell’elettronica e il contributo di cantanti pop. Un’operazione inventiva, insomma, seria nella ricerca e profonda nello sforzo intellettuale e culturale: anche se, lo garantisco, sarà tutt’altro che noiosa. Ci siamo messi alla ricerca della persona giusta, e su suggerimento loro abbiamo incaricato dell’arrangiamento il direttore del National Theatre di Londra, Matthew Scott, un esperto di musiche di scena che per tanti anni aveva collaborato a New York con Lotte Lenya”.
La stessa London Sinfonietta ha coinvolto nel progetto anche Glenn Max, produttore di “cultura contemporanea” al South Bank Centre di Londra (il complesso che include Royal Festival Hall, Queen Elizabeth Hall e Hayward Gallary) e collaboratore usuale dell’ensemble proprio in quel contesto: di recente, ad esempio, con un sofisticato e ardito esperimento di fusione multimediale tra musica sinfonica e l’elettronica degli artisti appartenenti alla scuderia Warp Records. E’ lui ad aggiornarci sullo stato delle cose: “Abbiamo tenuto un paio di incontri per definire gli obiettivi, ma il vero lavoro in termini musicali deve ancora cominciare. I musicisti della Sinfonietta hanno un’agenda fittissima, e comunque siamo tutti abituati a lavorare a scadenze ravvicinate. Di solito, in progetti di questo tipo si finisce per fare le prove soltanto a ridosso della prima, lavorando in fretta e furia quando l’evento è alle porte. E’ un rischio, certo, ma è anche il modo migliore per conservare freschezza, eccitazione, vivacità al progetto”. Come tratterete il repertorio dei Fab Four? “Non dimenticheremo il fatto che ‘Sgt. Pepper’ è prima di tutto un album rock, anzi un capolavoro del rock, e concordo sul fatto che non se ne possa fare una trasposizione classica tout court. Per questo sul palco avremo un gruppo rock, i Baby Lemonade che a Los Angeles hanno già provato il materiale: sono una band giovane ma già esperta e che gode giustamente di ottima reputazione” (alla Queen Elizabeth Hall si era già fatta valere accompagnando il compianto Arthur Lee dei Love nella riproposizione del classico “Forever changes”). “Le esecuzioni”, spiega ancora Max, “dovranno avere l’energia propria della musica dal vivo. I Beatles non hanno mai portato in tour quel disco e noi vorremmo dare al pubblico un’idea di quel che avrebbe potuto essere, se mai avessero eseguito ‘Sgt. Pepper’ in concerto. Resteremo essenzialmente fedeli all’originale, con alcune eccezioni: la sfida consiste nel far rivivere su un palco canzoni che posseggono già una loro dimensione sonora precisa, una grandissima ricchezza e complessità strutturale. Saranno magari i cantanti ospiti a fornire una loro chiave di lettura personale: una interprete di sesso femminile, per esempio, aggiungerebbe sicuramente un significato diverso al testo di una delle canzoni”.
Sui nomi del cast, ancora in allestimento, Max non si sbilancia, lasciandosi scappare soltanto che è prevista la partecipazione di un “noto artista italiano” (che a Rockol risulta potrebbe essere Vinicio Capossela, reclutato per reinterpretare “Being for the benefit of Mr Kite!”). “Insieme faremo soprattutto una grande celebrazione, un tributo a un ciclo di canzoni che tutti noi conosciamo” conclude. “Voler a tutti i costi fornire la propria reinterpretazione, in un caso come questo, suonerebbe persino arrogante. Noi vogliamo piuttosto rivelare quel che nel disco e nella musica dei Beatles c’è già: per esempio dare al pubblico l’opportunità di apprezzare la profondità dell’arrangiamento per clarinetto di ‘When I’m sixty-four'. Io stesso non vedo l’ora di ascoltare ‘A day in the life’: eseguita da una live band con l’ausilio di un buon impianto di amplificazione sarà straordinaria”.
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