Ben Harper: 'Pronto per il cinema (ma non come attore)'

Ben Harper: 'Pronto per il cinema (ma non come attore)'
Ben Harper trasuda serenità e calma olimpica. E tutto sembra venirgli facile, naturale: anche pubblicare dischi a raffica (il prossimo, "Lifeline", esce in Italia il 24 agosto) in un'epoca in cui la discografia stringe i cordoni della borsa, i cd si spremono in promozione fino all'ultima goccia e i tour durano all'infinito.
Appena terminato l'ultimo giro di concerti, lui e i suoi Innocent Criminals si sono rinchiusi in un piccolo studio di Parigi, strumenti e chitarre (le Martin acustiche, la classica Weissenborn, una piccola slide elettrica) ancora caldi nelle mani, un registratore analogico 16 piste a disposizione: sono bastati sette giorni per registrare e mixare il tutto, come si faceva una volta: "Il fatto è che eravamo rodatissimi, alla fine di un tour io e la band siamo sempre più in forma di quando iniziamo. La scelta analogica? Non sono contro la tecnologia per partito preso, ma trovo si adatti meglio all'esperienza di ascolto prolungato, dunque al contesto di un album". L'effetto tour si è fatto sentire anche sul clima delle canzoni, nell''umore che ha aleggiato nelle registrazioni, tra armoniche alla Neil Young e ritmi di marca Stax. "Credo si percepisca quel senso di stanchezza e di isolamento prolungato che si prova quando si sta a lungo in giro a suonare. Dall'inizio mi sono messo in testa di fare un disco di 'acoustic soul'. Ma abbiamo lasciato che la musica fluisse, senza stare troppo a razionalizzare. E quando il disco uscirà, saremo pronti a portarlo in tour: stavolta nei teatri, piuttosto che nei palasport". Non ha paura di saturare il mercato, Ben? "In effetti il rischio esiste ma io sono pronto a seguire il mio ritmo di un disco all'anno. Scrivo in continuazione, senza interruzioni. E stavolta, dopo un disco come 'Both sides of the gun', non ho voluto affrontare temi esplicitamente politici: a parte il pezzo iniziale, 'Fight outta you', che già nel titolo dice tutto. Certo, l'avessero suonata i Rage Against The Machine sarebbe venuta diversa, io preferisco un approccio più intimo e discorsivo. Perché ho voluto chiamare il disco 'Lifeline'? Non so, sono certe canzoni che alzano spontaneamente la mano e ti dicono: eccomi qua, sono io il titolo dell'album".
Gli chiedono della collaborazione con il gruppo gospel dei Blind Boys of Alabama e lui quasi si schermisce: "Beh, se io ho dato loro visibilità loro mi hanno restituito il favore dieci volte, in termini di credibilità artistica. Per non dire che mi hanno insegnato a cantare...Sono stati loro a cercarmi, io non avrei mai osato. Lo stesso, senza falsa modestia, è accaduto con John Lee Hooker e con John Paul Jones dei Led Zeppelin: quando mi ha telefonato sul cellulare, l'ho lasciato squillare perché ero impegnato ad organizzare una partitella di calcio con mio figlio. Poi mi sono fatto coraggio e mi sono dato un contegno, cercando di nascondere la mia natura di fan. Il fatto è che con Jack Johnson o Eddie Vedder mi considero alla pari, siamo anche coetanei. Ma con i mostri sacri è diverso: non te la senti di guardare dritto dentro l'obiettivo. Con chi altri mi piacerebbe collaborare? Non lo dico per scaramanzia". Siccome sua moglie, Laura Dern, è un'attrice, viene spontaneo domandargli del cinema: gli piacerebbe comporre una colonna sonora? O magari cimentarsi prima o poi come attore, visto che l'aspetto glielo consentirebbe? "Scrivere per il cinema mi piacerebbe eccome: per sparare alto, faccio i nomi di Scorsese e dei fratelli Coen. Sarebbe interessante verificare quanto il mio istinto musicale si concilia con le esigenze di un regista. Se arrivasse la chiamata giusta...Se si parla di fare l'attore, invece, la chiamata giusta non arriverà mai".
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