NEWS   |   Italia / 26/06/2007

Morgan 'sinfonico': 'Ma il mio nuovo disco è figlio del caos e della notte'

Morgan 'sinfonico': 'Ma il mio nuovo disco è figlio del caos e della notte'
Morgan il notturno sale sul palco di un caffè milanese alle sette di sera per presentare dal vivo, in anteprima e in solitaria, le canzoni del suo nuovo, ambizioso album “sinfonico” “DaAadA”, che esce nei negozi venerdì, 29 giugno. Un piccolo salto nel vuoto, rimugina qualche minuto prima, un altro “buco nero” come quello (sentimentale, musicale, privato, professionale) da cui questo disco ha avuto origine e da cui il suo autore è emerso dopo tre anni “vissuti pericolosamente”. Morgan, alle sette di sera, di solito dorme, perché s’è abituato a lavorare di notte. “E’ sempre dall’inconscio”, spiega, “che mi vengono fuori le cose migliori”. E quello strano titolo? “Rivela una volta di più la mia passione per gli ambigrammi, l’enigmistica e i giochi di specchi. Se prendete la copertina del cd e la ruotate davanti a uno specchio di un quarto di giro, ne viene fuori un omogramma”. Ma sottintende anche la “teoria delle catastrofi” teorizzata nel 1951 dal matematico francese René Thom (glie ne ha parlato Mauro Mazzetti, poeta romano e suo amico), le variabili incontrollate che, dice, gli hanno fatto sfuggire completamente di mano il lavoro. “Dal punto a in cui mi trovavo volevo raggiungere un punto b. E invece sono tornato indietro, sono imploso, vittima dell’entropia. Persino la casa discografica che ho lasciato per divergenze su questo progetto ha finito per inglobare quella con cui nel frattempo mi ero accasato. Qui però (alla Ricordi) ho trovato ascolto; là (alla Columbia), quando ho fatto ascoltare le prime cose sono rimasti immobili come fossero di marmo. Nessuna reazione”. “DaAadA”, i testi spesso parlano chiaro, è un disco pieno di autobiografia (“Ho il gusto della cronaca, sì, mi piace svelare anche i particolari domestici. E c’ho messo dentro anche la voce di mia figlia Anna, che oggi ha sei anni e ascolta musica di ogni genere senza preconcetti: quando ne aveva due faceva scorrere la mano sulle tapparelle di plastica e diceva che quello era il suono della nostra casa”). Oltre che, come sempre, di citazioni: perché citare, dice Morgan, “vuol dire rivelare le fonti, e io lo faccio sempre: non come qualcun altro che piglia spudoratamente e poi si lamenta se Striscia la notizia lo prende in castagna. Un film, un libro, può diventare la cellula da cui si sviluppa una canzone. La musica, l’arte, si tramandano da sempre, nessuno di noi è piovuto dal cielo. Senza Omero non ci sarebbero stati né Virgilio né Dante”. Stavolta i riferimenti sono soprattutto classici e colti: “In ‘Amore assurdo’, il primo pezzo del disco, ho utilizzato otto misure dal Preludio in Do diesis maggiore di Bach dal secondo libro del ‘Clavicembalo temperato’. E il Do diesis maggiore è una tonalità ardua, i violinisti hanno sudato sette camicie e mi hanno mandato a quel paese. Mentre in ‘Liebestod’, una canzone che ho scritto a quattro mani con Asia (Argento, of course) per un progetto musicale che si chiama 23 A.M., ho ripreso il celebre ‘Tristan Chord’ dal 'Tristano e Isotta' wagneriano, l’accordo più importante del Novecento, quello che ha segnato l’inizio della musica moderna e che poi hanno saccheggiato tutti: io l’ho cristallizzato costruendoci intorno un brano intero. La musica classica ha dato la struttura ossea a molte delle canzoni di questo disco, ha partorito brani che però alla fine non le assomigliano: ho impiegato un software che usano i dj per scomporre quelle influenze e arrivare a qualcosa che di classicheggiante non ha nulla. Mi piace sempre mischiare sacro e profano, cultura alta e bassa. L’accademia e l’intellettualismo mi hanno sempre annoiato come anche le cose troppo facili. Per questo ammiro David Bowie e Peter Gabriel, che sanno fare musica colta ma commerciabile. O Modugno, in Italia: Ramazzotti no, i suoi testi non mi dicono nulla”. Un disco così complesso e cangiante non dev’essere stato uno scherzo da realizzare. “Dipende. Il problema per me non è scrivere, una volta aperto il rubinetto la musica sgorga naturalmente. Semmai è organizzare, dare una forma compiuta al tutto, che mi costa fatica. Ci ho messo una vita a selezionare, a scegliere e a scartare, perché di ogni brano avevo inciso tante versioni completamente differenti le une dalle altre. Ho passato il tempo a smontarlo e rimontarlo, il disco. Abbozzare una partitura al computer, trascriverla sul pentagramma, farla eseguire in studio da un’orchestra è solo una piccola parte del lavoro. Per me la vera composizione inizia con l’editing che si fa quando si hanno in mano gli hard disk con le incisioni. Soprattutto oggi che la musica si vede e non si ascolta soltanto, con le forme d’onda che ti appaiono sullo schermo come grafici colorati e si disegna il suono con la penna. Io quelle forme, e i ProTools, oggi me li sogno di notte come da ragazzino sognavo il Tetris. Sono stato da Battiato, a Milo, che ero già al lavoro da due anni e lui manco aveva cominciato a scrivere i nuovi pezzi. L’ho rincontrato in un autogrill e il suo disco era già fuori, mentre io ero ancora in alto mare. Gli ho fatto sentire ‘Amore assurdo’ e gli è piaciuta così tanto che per la prima volta s’è improvvisato fonico, mixandola. Ha subito ridimensionato il mio basso, me l’ha fatta sentire al telefono e devo dire che ha fatto un bel lavoro”. Non è l’unica collaborazione: in “DaAadA” compare insolitamente anche un griot senegalese, Badara Sek. E avrebbe dovuto esserci anche Bugo, in un brano dialogato che cita i Kinks e si intitola “La cosa”. “Ho fatto firmare la liberatoria alla sua casa discografica, e poi ancora una volta le cose mi sono sfuggite di mano. Ha prevalso il caos, la programmazione dei tempi, dei modi e dei costi è saltata per aria. Lui sembra fuori di testa ma in realtà è uno con i piedi per terra, è spontaneo e per niente psichedelico. ‘DaAadA’ è un doppio singolo, nel senso che doveva essere un album doppio: un altro motivo di contrasto con la mia ex casa discografica. Nella versione in vendita su iTunes ci sono due pezzi in più, ‘23 roses’ dalla colonna sonora di un mediometraggio che si intitola ‘Il quarto sesso’, e ‘Wicked mama’ da ‘Ingannevole è il cuore più di ogni cosa’ di Asia. Ma di 20 pezzi pronti nove sono rimasti fuori: un’altra collaborazione con Bugo che si intitola ‘La tua Milano’ e che si ispira alla Sonata in Si minore di Liszt, uno con Cecilia Chailly all’arpa, e poi un brano intitolato ‘L’anarchico corrotto’ che ho scritto pensando a Berlusconi: la mia prima canzone apertamente politica. Chissà, magari verranno buone per un nuovo album dei Bluvertigo. Io sono disponibile, ma è Andy che dopo sei anni di sospensione s’è deciso adesso a lasciare il gruppo per lavorare anche lui a un album solista”. Nel frattempo Morgan si prepara a un altro giro di concerti: anche con il disco nuovo? “Mah, avrebbe senso solo con sessanta orchestrali sul palco, archi e ottoni, ance e timpani. Dovrò parlarne col manager. Ma questo è un disco sinfonico, portarlo su un palco è un bel casino…”.
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