Sanctuary, il cda dice sì a Universal

La più grande azienda indipendente dell’industria musicale britannica, sempre che i suoi azionisti e l’Antitrust non abbiano nulla da obiettare, cesserà di essere tale finendo nell’orbita della multinazionale leader del mercato discografico mondiale, Universal Music. E’ notizia di venerdì 15 giugno, infatti, che il cda della Sanctuary ha accettato un’offerta di acquisto avanzata da Centenary Music Holdings, una sussidiaria di Universal, che valuta la società a 20 pence per azione, circa 44,5 milioni di sterline (poco meno di 65,8 milioni di euro).
La “indie” inglese, come noto, vive un momento finanziariamente critico, anche se dopo un sostanziale riassetto al vertice (vedi News) stava cercando faticosamente di risalire la china (i risultati semestrali aggiornati al 31 marzo 2007 indicano un disavanzo di 6,6 milioni di sterline al netto delle tasse contro i 26,7 milioni dell’anno precedente, mentre il debito netto ammonta a 59,8 milioni di sterline). La proposta di Universal, denaro contante in cassa e garanzia del mantenimento dell’autonomia di gestione, rappresenta ovviamente per la dirigenza del gruppo una provvida boccata di ossigeno: tanto che il presidente Robert Ayling, raccomandando agli azionisti di accettare l’offerta, ha fatto capire che non resterebbero molte altre strade percorribili per recuperare competitività e profitti.
Universal, da parte sua, guarda con interesse agli asset patrimoniali di Sanctuary con l’obiettivo ambizioso (e già criticato da alcuni analisti finanziari) di sviluppare un modello di business a 360 gradi: più che il catalogo discografico del gruppo inglese, che vanta comunque artisti come Morrissey, Charlatans e Alison Moyet ed etichette storiche come Trojan e Castle, interessano le sue proprietà nel campo del management artistico (Twenty First Artists, che rappresenta Elton John e James Blunt; Trinifold che vanta tra i suoi clienti Who e Robert Plant), nel settore della musica live (con l’agenzia Helter Skelter: James Morrison, Kaiser Chiefs, Corinne Bailey Rae, Dido) e nel merchandising (con la società Bravado: Iron Maiden, Led Zeppelin, Robbie Williams, Oasis, Eminem). “Il business della Sanctuary collima strategicamente con i nostri interessi”, ha spiegato il presidente di Universal Doug Morris. “Il nostro obiettivo per i mesi a venire”, ha aggiunto, “consiste nel far lavorare Lucian Grainge (presidente e ceo di Universal Music Group International) e il suo team insieme con Frank Presland (vertice operativo della indie, ndr), il management della Sanctuary e i suoi artisti”.
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