The Second Grace: 'Grazie a Nick Drake, e a Devendra Banhart'

The Second Grace: 'Grazie a Nick Drake, e a Devendra Banhart'
Nell’acquario della musica “indie” nostrana, popolato da branchi di band “elettriche” di inclinazione spesso aggressiva e di ispirazione prevalentemente urbana, i palermitani The Second Grace sono un pesce che nuota un po’ controcorrente. Delicatamente acustici, solari e intimisti, con Nick Drake (il nome del gruppo deriva proprio dal primo verso di una sua canzone, “Fly”: “Please give me a second grace”…) e Bob Marley come stelle polari, malinconiche brume inglesi e calore caraibico che vanno a braccetto. “Sono nel mio pantheon personale”, conferma Fabrizio Cammarata, voce, chitarra e autore dei pezzi, “accanto a Bob Dylan, a Miriam Makeba e a Jeff Buckley. Dato che mi ispiro ai grandi della canzone anglofona, mi è venuto naturale scrivere tutto in inglese. Lo so che può essere un handicap, ma il segreto è non sforzarsi di passare per quel che non si è. Da straniero che si esprime in inglese è più facile trasmettere con disinvoltura certi concetti, anche molto semplici. E quando faccio ascoltare le mie cose a persone di madrelingua mi dicono che sono proprio certe costruzioni un po’ insolite della frase, certi aggettivi inconsueti a renderle interessanti. Un paio di volte all’anno me ne vado in Inghilterra a tenere piccoli concerti nei pub e nei locali, chitarra e voce: e così metto alla prova le mie canzoni prima di portarle in studio di registrazione”. Quelle incluse nell’omonimo album di debutto della band, aggiunge Fabrizio, “sono nate tutte come pezzi miei, registrati sul mio piccolo computer domestico a bassissima qualità. Un paio d’anni fa ho cominciato a farne dei demo e a distribuirli in giro agli amici per vedere che ne pensavano. Fortunatamente tra questi c’erano anche Fabio Rizzo, Fabio Finocchio e John Riggio, che oggi fanno parte del gruppo. Abbiamo deciso di rimetterci mano tutti insieme, e il loro contributo è diventato fondamentale. Oggi siamo una band vera e propria: il fatto che nel video del primo singolo, ‘Antananarive’, ci sia soltanto io è un caso, legato al fatto che quel brano è giusto l’unico del disco in cui faccio tutto da solo. Nessuno di noi ha manie di protagonismo, non conta chi e quale strumento sta in primo piano, tutto viene deciso in funzione della canzone e della musica”. Il brano stesso, aiutato dalla sua semplice gradevolezza e dalla bella presenza di Fabrizio, è diventato colonna sonora e testimonial di uno spot televisivo per una nota marca di tortellini. Qualche imbarazzo? “No, anzi, un gioco divertente che ci ha dato visibilità ed è stato anche utile sotto il profilo economico. E poi in questo caso la sincronizzazione non snaturava lo spirito del brano, in fondo si tratta di un filmato verità in cui io faccio il mio lavoro. The Second Grace si sentono indipendenti, ma non in senso radical chic o elitario”.
I quattro giovani siciliani, in effetti, il loro disco di debutto se lo sono finanziati da soli, “stampandone cinquecento copie per venderle ai concerti e fare un po’ di promozione presso le case discografiche. Ma prima ancora che ci mettessimo in moto è arrivata una proposta di collaborazione da parte dell’agenzia On The Road e il coinvolgimento della edel di Paolo Franchini, che è un vero intenditore e appassionato di musica”. E ora per i quattro si apre anche la scommessa di portare la loro musica all’estero. Cammarata conferma: “Sì, è una nostra ambizione. Magari non in Inghilterra o negli Stati Uniti, che sono mercati difficili e già saturi di proposte simili. Ma la Scandinavia o il Nord Europa potrebbero essere interessati. E forse, chissà, anche il Giappone…”. Lontano da Palermo, dunque, fedeli al motto nemo propheta in patria? “Io sono siciliano purosangue, dell’entroterra, e vivo ancora qui. E non è che la scena musicale della nostra città manchi di vivacità, anzi. Nella musica e nel teatro stanno succedendo molte cose. Il problema sono le infrastrutture, la disponibilità a investire. Non abbiamo ancora quel che ha Catania, studi di registrazione e sale prove prima di tutto, e poi nuove imprenditorialità nel settore musicale. Ma chi può dirlo, gli Afterhours sono andati a registrare un disco a Catania e tra dieci anni la stessa cosa potrebbe succedere da noi”. Proprio nella sua città, tra l’altro, Cammarata ha fatto un incontro chiave della sua ancora giovane carriera, quello col quotato cantautore indie-folk texano Devendra Banhart: “Venni a sapere che avrebbe tenuto un concerto a un isolato di distanza da casa mia. Mi presentai al soundcheck e gli diedi uno dei miei demo; poi, la sera, davanti a duemila persone, lui mi cercò con lo sguardo e mi invitò a salire sul palco per cantare uno dei miei pezzi. Il cuore mi batteva a mille e feci una canzone, ‘Baghdad town’, che poi non è neppure finita sull’album. Ma quello è stato il punto di partenza dei The Second Grace”.
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